VII
gli aggettivi
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Nella
lingua italiana l’aggettivo indica delle parole che, rispetto ad
un nome (persona o cosa) nel contesto di una frase, ne indicano la qualità
serbandone genere e numero o lo determinano. Nel primo caso si
parla di aggettivo qualificativo (es. Susanna è buona), nel
secondo di aggettivo determinativo. L’aggettivo qualificativo a
sua volta si suddivide in comparativo di maggioranza/minoranza (es.
Susanna è più studiosa di Maria, oppure …è meno
…di); comparativo di uguaglianza (es. Susanna è tanto
bella quanto studiosa);
superlativo assoluto (Susanna è bellissima), superlativo
relativo (Susanna è la più bella ragazza del paese).
L’aggettivo determinativo può essere possessivo (es. mio –
tuo – suo ecc.); dimostrativo (es. questo – codesto –
quello ecc.); indefinito
(es. qualche – alcuno – certo ecc.); indefinito negativo
(es. nessuno ecc.); indefinito di quantità (es. poco
– molto – troppo ecc.); interrogativo/esclamativo (es. quale
onore ! – quale giorno
?); numerale (si suddivide in numerale cardinale per
designare i numeri arabi es. uno-due-tre ecc. e numerale ordinale
per designare i numeri romani , es. primo – secondo – terzo ecc.).
Nell’egiziano antico non si può parlare di una vera e propria categoria
autonoma di aggettivi essendo gli stessi resi con sostantivi o con forme
verbali. Per quanto detto taluni autori tralasciano completamente o quasi
tale lemma, trattando lo stesso alla voce verbi o nomi. Fatta questa
premessa indispensabile per ben comprendere la funzione direi sui
generis delle forme attributive gli
aggettivi possono essere raggruppati, secondo lo schema formulato dall’Allen,
in tre grandi categorie: aggettivi primari, chiamati anche
aggettivi nb; aggettivi secondari e aggettivi derivati o
nisbe. I primari sono caratterizzati dall’unica forma nb (pron.
neb) dal significato di “tutto”, “ciascuno”. Questo particolare
tipo di aggettivo non può mai essere utilizzato in qualità di nome come,
al contrario, succede per gli altri tipi, ma solo come elemento
modificatore e/o quantificatore del soggetto al quale si riferisce e segue
sempre il nome stesso conservandone genere e numero (es. Hmt-nb
hemet-neb = ogni donna /
ciascuna donna). Qualora [1]
la parola nb non risulti preceduta dal nome il valore semantico
della stessa è del tutto diverso e sta ad indicare signore / maestro.
Per ciò che concerne la categoria degli aggettivi secondari,
preliminarmente giova rammentare che tutta la schiera degli aggettivi
secondari in realtà sono delle forme verbali, chiamate participio
[2]
che verranno trattate alla voce “verbi”. Ad esempio l’aggettivo nfr
= bello non è altro che la stessa forma verbale essere bello
o divenire bello. L’aggettivo secondario può essere
usato, al di fuori del caso nb indicato in precedenza [3],
come sostantivo (aggettivo sostantivato) o preposizione oppure sotto forma
di predicato (aggettivo predicativo). Nel primo
caso l’aggettivo
acquista la forma di nome
vero e proprio (aggettivo sostantivato), senza peraltro ulteriori
elementi aggiuntivi nella frase ed è seguito sempre dal determinativo
appropriato. Anche in tal caso conserva genere e numero del nome a cui si
riferisce. Es. nfr-r:t-B1 (neferet)
= bella donna evidenzia,
oltre ai complementi fonetici r e t il determinativo B1.
In questa vasta categoria di aggettivi secondari vanno altresì collocati
i cosìdetti aggettivi attributivi cioè quegli aggettivi,
sempre posposti al nome, che designano la qualità o lo determinano[4].
L’aggettivo attributivo conserva genere e numero del nome al quale
si riferisce.. Es. “questo cattivo consiglio” andrebbe tradotto come
segue: sxr-pn-bin “consiglio-questo-cattivo”.
Gli aggettivi secondari (chiamati altresì aggettivi comuni)
possono assumere anche la funzione di predicati. In tal caso
la funzione predicativa precede il soggetto serbando invariato
genere e numero. . Es. “ella è cattiva” = bin-sii, non
essendoci la copula
la traduzione letterale è : cattiva (è) ella; oppure
: i-q:r:mDAt-p-w (ikerepw) = ciò è eccellente, ove
l’aggettivo precede il pronome pw. Talvolta
l’aggettivo, usato come nome, può essere il primo nome di un genitivo
diretto od indiretto. In tal caso gli egittologi parlano di costruzione
nfr-Hr nefer her (bello di volto) e, contrariamente alla norma,
l’aggettivo precede il nome in virtù della regola del genitivo diretto
che prevede che il possessore (nel caso in esame il volto) segua
sempre il nome del posseduto (agg. bello). [5]
Gli aggettivi derivati
(la terza categoria presa in esame) comunemente chiamati nisbe [6]
od anche aggettivi di relazione
sono aggettivi che derivano da nomi o preposizioni con l’aggiunta
del segno i (j). Es. niwt:t*Z1 (nwt) che
significa „città“ con l’aggiunta della j si
ha niwt:t*y (nwtj) con significato di “locale”;
analogamente da dio nţr
si ottiene divino = n ţ rj. Quando l’aggettivo
primario nb, nel contesto di una frase si trova assieme ad
altri aggettivi lo stesso precede sempre gli altri. Forma
interrogativa. L’unica
forma interrogativa di aggettivo è la forma wr (wr) dal
significato di “quanto grande?”, “quanto costa?”. L’aggettivo wr
è usato come nome dal
significato di “grande”. Forma
comparativa e superlativa. In
egiziano non esistono forme comparative e superlative. Pertanto nfr può
assumere molteplici significati: forma verbale essere o divenire
bello, aggettivo qual. bello,
comparativo più bello, superlativo bellissimo. Per
comprendere se la forma aggettivale espleti la funzione di comparativo,
l’agg. in questione è seguito da r con
significato di rispetto a. Es.: nfrt-r-xt-nbt = qualcosa
migliore di un’altra lett. una (cosa) buona rispetto ad
un’altra. Diverse sono le strade per evidenziare una forma
superlativa in linea di massima tutte riconducibili all’applicazione del
genitivo diretto od indiretto (vedere). Forme
apparenti di aggettivo. Alcune forme aggettivali in italiano non lo sono in
egiziano. Le più comuni sono ky (altro), tnw (ogni,
ognuno), nhj (qualche, piccolo, poco), rDr, rAw
ecc., corrispondenti in italiano a
completo, intero. [1] cfr. Allen, pag. 60 (6.4) [2] Forma nominale del verbo che acquista valore di aggettivo o sostantivo. Esiste il participio presente (es. dal verbo avere = avente) e passato (verbo avere = avuto). [3] Alcuni autori inglobano l’agg. Nb in un gruppo più ampio denominato “aggettivi comuni” che comprende la sottospecie di aggettivi attributivi, sostantivati e in funzione di predicato. Nel presente lavoro ho ritenuto opportuno rifarmi alla classificazione dell’Allen che indica l’agg. Nb una classe ben distinta. Ciò in virtù del fatto che il nb ha la peculiarità, rispetto a tutte le altre forme, di non assumere mai la funzione di nome [4]
Gardiner parla di ephitets adjec.., cioè aggettivi aventi
funzione di epiteto (aggettivo che si aggiunge ad un nome per
qualificarlo).. Es.
Susanna [5] Si rinvia alle regole relative al genitivo diretto e indiretto. [6] Termine preso dalla grammatica araba ed andrebbe pronunciato “nisbi”. |