X

le coniugazioni suffisse

I – note introduttive

La caratteristica fondamentale di queste coniugazioni consiste  nel fatto che le varie forme verbali sono unite a dei pronomi suffissi. Sulla base di ciò si riporta qui di seguito la classificazione delle stesse, così come schematizzate dallo Allen: sei categorie della forma sDm.f :[il congiuntivo, il perfettivo, l’imperfettivo, il prospettivo attivo, il prospettivo passivo, il passivo]; quattro forme con infisso (cioè particelle tra la radice del verbo ed il suffisso): (il perfetto –la forma sDm.jn.f- la forma sDm.xr .f – la forma  sDm.k3.f ); infine la forma particolare sDmt.f .

II -  il congiuntivo

Nella lingua italiana il modo congiuntivo esprime la possibilità, il timore od il desiderio che  un determinato evento possa avvenire. Il modo congiuntivo, nella lingua egiziana antica, finisce quasi sempre per uniformarsi a tempi futuri del verbo od anche al condizionale [1]. Ciò deriva dal fatto che il congiuntivo riflette azioni che finiscono quasi coll’identificarsi da una parte nel modo condizionale (data l’incertezza, l’aleatorietà dell’azione) e dall’altra con  azioni che dovranno verificarsi in tempi avvenire.  Al contrario della forma  perfetta (cfr. nel paragrafo V del presente capitolo) o di altri verbi suffissi il congiuntivo non presenta infissi o prefissi ma soltanto il suffisso  dovuto al pronome personale collegato alla radice del verbo. Come afferma lo Allen (cfr. pag. 245) è probabile comunque che il modo congiuntivale dovesse essere marcato e caratterizzato   dalla vocale finale à  accentuata, ciò lo si desume dal copto che appunto, in tale sede, evidenzia l’accentuazione della a  (es. anxàf = egli vorrà vivere). Una cosa di estrema importanza, onde poter individuare senza tema di errore questo modo verbale, è l’assenza della particella introduttiva jw . Questa particella infatti denota uno stato di fatto direi una “certezza”, quindi un’azione diversa  dall’azione contingentale, possibile o desiderabile espressa dal congiuntivo. Un’altra caratteristica che evidenzia la differenza tra congiuntivo e perfettivo la si ravvede nei verbo  jnj (3ae-inf) recante una t finale nel congiuntivo (jnt.f) che il perfettivo (indicativo) non ha; i verbi 3ae e 4ae-inf sovente evidenziano un double red leaf finale y – es. jTy, sh3y ecc. nel verbo  sta  Molti egittologi ed in primis  il Gardiner non parlano di congiuntivo accomunando o meglio identificando questa forma verbale con il perfettivo o la forma prospettiva. Effettivamente la forma congiuntivale mostra, come accennato,  pochissime differenziazioni dalla perfettiva, ma c’è però da considerare la profonda diversità di significato che esiste tra il congiuntivo ed il perfettivo (modo indicativo). Per tali motivi, a mio avviso, l’aver enucleato da parte dell’Allen il congiuntivo dal perfettivo appare più corretto proprio perché fondamentalmente il perfettivo esprime un’azione basata su di una “certezza contingentale” (modo indicativo) mentre la connotazione del congiuntivo esprime, come visto, un’aleatorietà non una certezza.  Si riporta qui di seguito uno schema delle forme congiuntivali:

2-lit

 

Dd.j

io dirò

2ae-gem

gn.j

io verrò presto

3-lit

wHm.j

io ripeterò

3ae-inf

ms.s

lei partorirà

3ae-gem

s-n:b*b-s:n:Z2

snbb.sn

che essi possano conversare

4-lit

w-s:t:n-D54:V31

wstn.k

tu potrai camminare

4ae-inf

D280a:O35-A17-S29

Hms.s

lei potrebbe sedersi

caus, 2-lit

s-V24-D:Y1-T:n:Z2

swD.tn

potresti testamentare

caus, 2ae-gem

s-q-b-b-W15-V31

sqbb.k

potresti arrabbiarti

caus, 3ae-lit

s-D60-(N35)-k

swab.k

potresti pulirti

caus, 3ae-inf

s-q-A-A28-k

sqa.k

potresti esagerare

caus, 4ae-lit

s-m:n-m:n-D54-T:n

smnmn.Tn

causerai schiamazzi

caus, 4ae-inf

s-W17-n:t-D19-Y1:f

sxnt.f

forse si incoraggia

anom

Rdj-jwj

tema base dj/jw(t)

daresti / verrai

       

Casi particolari di congiuntivo.

-         con il suffisso tw - pronome impersonale - avente significato di “uno…” (es. njs.tw n.k…= chiamerà uno a te cioè “ti chiamera”). Il suffisso tw viene poi usato per indicare la forma passiva del congiuntivo. In questo caso alla forma verbale del congiuntivo segue il soggetto (nome-pronome ecc.). In caso di pronome personale suffisso lo stesso segue immediatamente l’infisso tw che così verrà a trovarsi tra il tema verbale ed il pronome suffisso  (es. Hw.tw.f).

-         il congiuntivo può indicare un “desiderio “, un “comando”, una “esortazione”.

-         Come accennato in premessa, il congiuntivo evidenzia sovente azioni che si realizzeranno nel futuro. Nel merito bisogna analizzare se la frase o proposizione esprimente un evento futuro è dovuta a cause involontarie cioè non dipendenti dalla volontà del soggetto agente oppure esprimente la volontà futura del soggetto. Nel primo caso si parla di costruzione  pseudoverbale o involontaria (cfr. la voce “le costruzioni pseudoverbali” ), nel secondo caso il congiuntivo assume la forma di futuro volontario (es. Sm.k Hna.sn r Xnw = …e tu andrai a casa con loro – il verbo in questione è Sm(j) della classe 3ae inf.).

-         Il congiuntivo si può trovare dopo alcune particelle, se ne riportano qui di seguito alcune:  m.k (esprime un’azione futura di comando, di esortazione ecc.); HA con senso di desiderio;  jx (con senso di azione futura con significato di “così” “sebbene” ecc.); xr (denota una conseguenza futura; kA (esprime conseguenze future). Queste ultime due particelle sono presenti anche nella forma dell’imperfettivo. Per riconoscere se trattasi di congiuntivo o imperfettivo bisogna vedere se le particelle in questione precedono il verbo (congiuntivo) o se tali sono legate al doppio soggetto posto prima del verbo (per un esame più approfondito si rinvia al capitolo relativo all’imperfettivo).

-         Il congiuntivo può, come accennato in premessa, esprimere  un’azione certa chiamata principale  (apodosis) condizionata da un’altra proposizione (prodosis). Es. se tu lavori, potrai diventare ricco. In tal caso l’apodosis o proposizione principale certa è “potrai diventare ricco”, la “protasis” sarà la proposizione che condiziona l’altra e cioè “se tu lavori”. La protasis è introdotta dalla particella jr con significato di “se”.

-         Talvolta il congiuntivo esprime concetti “in ordine a ciò”, “cosìcché” ecc. In tali casi il verbo non è preceduto da alcuna particella.

-         Nelle negazioni il congiuntivo è preceduto da nn. Altre costruzioni con senso di negazione sono quelle in cui il congiuntivo è preceduto dal verbo difettivo jm(j) con senso di desiderio o comando, od anche dal verbo 2-lit tm con significato di “non fare ecc.”

-         Qualora il congiuntivo trovasi dopo rdj =  dare/rendere il verbo assume la veste di verbo causativo, pertanto rdj sDm.f con significato di a causa di cià egli sente.

-         Qualora il congiuntivo sia preceduto dalla particella proclitica  jn  la stessa assume la funzione di introduzione ad una interrogazione con significato di “ebbene / così ecc. ….?”.

III –  perfettivo , imperfettivo  / (aoristo)

Come si è accennato (ved. il par. II del cap. IX) il concetto di  perfettivo ed  imperfettivo risulta  essere non omogeneo tra vari studiosi. L’Allen  ed il Gardiner (seppur con piccole differenze tra di loro) concepiscono queste due forme  la sottoclassificazione dell’azione verbale rispettivamente se compiuta od in fase di completamento o ripetitiva.  Le forme verbali, non conoscendosi il corretto uso della vocalizzazione,  sono molto approssimate e si insiste più che sugli aspetti temporali e modali sul concetto di forma perfettiva ed imperfettiva, aspetti che ritroveremo poi nelle forme participiali [2]. Il perfettivo viene altresì chiamato indicativo mentre l’imperfettivo forma circostanziale. Il perfettivo era essenzialmente usato in epoche arcaiche mentre cadde in disuso pressoché totalmente in epoca classica. In tale periodo (medio regno) il perfettivo è stato praticamente soppiantato dalla forma perfetta (vedere in altra sede della presente trattazione). Da rilevare che entrambe le forme sovente hanno il suffisso tw  avente il significato di soggetto impersonale (es. uno fa un qualcosa ecc.) od anche  il significato di forma perfettiva od imperfettiva del passivo alla stessa guisa del congiuntivo. L’Allen ed il Gardiner (seppur come accennato in altra sede con delle piccole differenze) accomunano entrambe queste due forme nell’aspetto cosìdetto completo (completion aspect). L’aspetto completo in sostanza accomuna sia l’azione completa che l’incompleta e si differenzia dal “repetition aspect” che mette in evidenza il numero di volte dell’azione verbale, sia essa completa od incompleta. Il Grandet & M. ed in genere le scuole francofone  al contrario evidenziano fondamentalmente se trattasi di action singulatif o iteratif (aoristo). Gli autori anglosassoni (Allen in primis) identificano nella voce imperfettiva sia le azioni ripetitive, cioè le azioni ricorrenti che quelle in fase di svolgimento ma appartenenti alle azioni singole (completion aspect). Al contrario gli autori francesi enucleano, a mio avviso correttamente, le azioni ricorrenti (action iteratif) dalle azioni in fase di completamento (action singulatif non accompli). Le prime risultano inserite nella voce “aoristo” [3], le seconde sono o non accompli (cioè non completate) appellate  progressif, progressif interne e allatif e che vengono relegate e trattate come forme infinitivali, oppure accompli (azioni completate). Fatte queste premesse rese necessarie al fine di ben inquadrare la problematica seguirò sostanzialmente l’impostazione datane dagli autori francesi Grandet & Mathieu.

a)    perfettivo – forma usata in prevalenza nel vecchio regno e caduta sostanzialmente in disuso nel medio regno. Pur essendo atemporale e amodale questa forma esprime quasi sempre azioni passate e pertanto nel medio regno la si identifica con  la forma perfetta sdm.n.f (vedere la sezione dedicata alla forma perfetta). Fatte queste debite premesse è però importante tener presente che questa particolare forma verbale esprime solo e soltanto un’azione – intesa come uno stato di fatto, pertanto si identifica con il modo  indicativo. Essendo amodale ed atemporale essa è altresì  una forma non marcata [4] Caratteristica peculiare di tale forma è quasi sempre la presenza della particella introduttiva jw  che denota una frase, una proposizione esprimente un concetto di “certezza”, “realtà”. Per tal motivo il perfettivo esprime il modo indicativo, differenziandosi così dal congiuntivo che è privo di tale particella. Talvolta  si rileva in seno alla frase la particella tw  posta immediatamente prima del pronome suffisso (sDm.tw.f) che può assumere o valore di forma impersonale (es. “uno dice… etc.) oppure caratterizza la voce passiva.  Ho già dato cenno circa il valore semantico del perfettivo, ma ritengo  ancora utile soffermarmi  su tale concetto.  L’azione espressa da tale forma  è bene sottolineare ancora una volta nella sua accezione comune esprime un qualcosa di compiuto. L’Allen fa rientrare in tale forma l’azione certa (indicativa) relegando la possibile, eventuale (priva della particella proclitica) nel modo congiuntivo o prospettivo. L’azione in fase di completamento, ripetitiva od incompiuta identifica la forma imperfettiva.Al contrario  Grandet & Mathieu suddividono la problematica di che trattasi in tre categorie: azione compiuta (accompli), non compiuta (non accompli) e iterativa (iteratif). L’azione non accompli  (progressif – progressif interne – allatif) non rientra nelle coniugazioni suffisse bensi rientra nelle forme infinitivali, mentre l’iterativa è rappresentata dalla forma aoristica. Gli autori francesi parlano di  action singulatif non accompli , nel senso di un’unica azione espressa dall’interlocutore ma che è ancora in fase di svolgimento. L’azione così come inquadrata può essere progressif, progressif interne ed allatif. La proposizione è sul modello di jw + soggetto + predicato ove il predicato è sempre formato dalla preposizione Hr (action progressif), oppure da m (action progressif interne) od anche da r (action allatif) seguita da una forma infinita . Nel caso della esemplificazione anzi riportata Mario mangia la mela letteralmente  il progressif interne significa Mario è sul mangiare la mela (in sostanza sta mangiando). Le tre forme anzi descritte poiché riflettono azioni infinitivali saranno trattate alla voce infinito. La caratteristica fondamentale della forma perfettiva  che la differenzia dalla imperfettiva è data soltanto dai verbi deboli (geminati ed infirmae) che nel perfettivo  perdono  l’ultima consonante raddoppiata, mentre i deboli infirmae nell’imperfettivo  raddoppiano l’ultima consonante. Questa è de facto l’unica sostanziale differenza che consente di poter individuare l’aspetto della forma verbale in modo inequivocabile.

b)  Imperfettivo/aoristo – l’imperfettivo esprime un’azione “illimitata”, ripetitiva, pertanto la proposizione da l’idea di un fatto ricorrente, es. Carla tutte le mattine mangia la mela. In tale forma non esistono confini temporali, non è frase circoscritta come nel caso del perfettivo. Tutte le mattine il sole si leva all’alba, in tal caso l’azione del levarsi del sole espressa nella frase riflette un qualcosa di generico, “illimitato” nel tempo, non un’azione compiuta e ben definita come nel perfettivo. Ma nella sua accezione più completa il significato di imperfettivo  intende altresì un’azione incompleta, in fase di completamento ed è così che autori come l’Allen ed in genere le scuole anglosassoni concepiscono la forma imperfettiva. La scuola francofona (cfr. Grandet & Mathieu) al contrario parla di action iteratif, circostancielle che, come accennato in nota, espone alla voce aoristo, (intendendo con questo termine parlare di  un’azione illimitata) cioè senza confini. Una caratteristica  specifica di tale forma verbale è data dalla giustapposizione del verbo al soggetto, forma circostanziale. L’aoristo contiene pertanto de facto due termini per designare un medesimo soggetto. Es. jw b3k wnm.f ra = il servitore mangia qualche giorno (lett. il servitore b3k mangia wnm. egli.f qualche giorno  ra nb (agg. nisbe), oppure jw.f wnm.f ra nb = egli magia (egli) qualche giorno. Al pari della forma perfettiva la particella tw  ove si dovesse rinvenire indica o una forma impersonale (es. uno che …) oppure esprime il modo passivo del verbo. Quasi sempre appare la particella introduttiva jw che da il crisma di certezza alla frase mentre le particelle xr  e k3 denotano la prima un senso di necessità (es. egli deve fare un qualcosa …), la seconda “la conseguenza di un qualcosa”. E’ da notare che  entrambi i casi sono riscontrabili nella forma congiuntiva. Per riconoscere se trattasi di congiuntivo od imperfettivo bisogna rilevare se vi è nel secondo caso la doppia individuazione del soggetto. Es.  xr.s gs.s (3a pers. singolare femminile) evidenziata due volte per uno stesso soggetto = essa deve ungersi  la sua faccia con l’olio. Il congiuntivo non prevede questa particolare forma di doppio soggetto. Nel caso della particella k3 ha il senso del fare un qualcosa susseguente ad un’altra “allora egli sente” oppure “sentirà” (es. k3.tw dj.tw – in tal caso pronome impersonale dal senso “…allora uno…”. L’imperfettivo nelle proposizioni principali od autonome è molto usato nel Medio Regno ma può trovarsi anche in proposizioni avverbiali. La forma verbale imperfettiva si differenzia dalla forma perfettiva per il raddoppio della consonante del tema verbale dei verbi deboli (3ae inf.).

IV –prospettivo  attivo e passivo

La forma verbale prospettiva  fa anch’essa parte delle forme suffisse. Si differenzia dalle altre forme viste e da vedere per il fatto che questa particolare forma denota un’azione che deve ancora avvenire sia al momento dell’enunciazione da parte dello speaker od anche rispetto ad un’altra azione o situazione. E’ importante chiarire che anche in tal caso (come si è visto per la forma perfettiva ed imperfettiva) il  prospettivo non evidenzia un tempo futuro  bensì evidenzia un particolare aspetto della forma verbale inerente azioni che ancora devono avvenire. Il prospettivo  lo si riscontra soprattutto nel Vecchio Regno (forma arcaica) nei testi religiosi,  mentre nel Medio Regno è generalmente soppiantato dalla forma congiuntiva od anche dalla particella r l’infinito (costruzione pseudoverbale). La differenza sostanziale tra la forma congiuntiva che evidenzia un accadimento futuro ed il prospettivo arcaico sta nel fatto che il congiuntivo, come visto, si riferisce ad azioni  incerte e/o desiderabili (ottativo) mentre il prospettivo è forma indicativa indicante semplicemente che un’azione deve accadere. Il prospettivo è caratterizzato  dall’aggiunta al tema della consonante debole w per cui viene altresì chiamata forma sDmw.f [5], tranne  che nei bilitteri,  2 gem e trilitteri. Talvolta al tema verbale viene aggiunto il dual red leaf y particolarmente nei verbi deboli 3 e 4 inf. e loro causativi. La forma prospettiva può essere sia attiva che passiva. La caratteristica saliente della forma passiva nelle classi 2-lit, 3-lit e 4ae inf è il raddoppio dell’ultima consonante del tema per cui tale forma viene appellata sDmm.f. Per le altre classi verbali il verbo appare con il tema identico alla forma 2-lit dell’attivo. Talvolta, nei testi del Medio Regno, al posto di tale caratteristica la forma passiva  vede la particella tw al pari del congiuntivo, percettivo ed imperfettivo. In tal caso non si riscontra il raddoppio dell’ultima consonante del tema. Si riportano qui di seguito alcune forme verbali prospettive:

-         prospettivo attivo. PH (2-lit) = raggiungerò (si noti l’assenza, come accennato, di qualsivoglia particella al tema verbale); wnn.j (2- gem) = io sarò (anche in tal caso vi è assenza della consonante debole w); Hmsw (4ae inf) = siederò (in tal caso si noti la w aggiunta al tema verbale); h3y.k (3ae-inf) = tu cadrai (si noti in tal caso il double red leaf y al posto della w, trattandosi di 3ae inf.).

-         prospettivo passivo -  pHH (2-lit) = sarà raggiunto (si noti il tema verbale geminato dal raddoppio dell’ultima consonante); al contrario jty.f (3ae inf) = sarà preso è privo della geminazione in quanto appartiene alla classe 3ae-inf che appare come la forma 2-lit attiva; nHmm.f (3-lit) = sarà portato via (con la geminazione dell’ultima consonante).

 V– il passivo

La forma passiva suffissa si può sovente confondere facilmente con  l’attivo di sDm.f. Alcune classi verbali hanno, al pari del prospettivo,  la consonante finale w attaccata al tema verbale. Onde poter individuare in modo corretto tale forma si rende necessario esaminare il contesto della frase. Talvolta al posto della w può esservi, come nella forma prospettiva il doppio red leaf y. Sintatticamente la progressione delle parole nel contesto di una frase è quella nota individuata nelle forme infinitivali (cfr. l’infinito). Il passivo delle forme suffisse sDm.f è, nel medio egiziano, sostituito dalle forme stative quando il soggetto è un pronome. Esempio di forma passiva: n3.n ra = Ra vide (forma attiva del perfetto – il soggetto è un nome); nella forma passiva qualora il soggetto è un nome come in tal caso si ha: m3 ra = Ra fu visto. Al contrario qualora il soggetto è un pronome si usa al passivo lo stativo. Es.: m3.n.f = egli vide (forma attiva del perfetto), al passivo si avrà m3.w = egli fu visto (stativo e non forma passiva). Nelle proposizioni principali  la forma passiva del perfetto è impostata alla stessa stregua del perfetto medesimo (cfr. il perfetto). Anche nelle proposizioni subordinate il passivo segue le stesse regole viste per le proposizioni principali, mentre nelle negazioni la forma passiva segue  le stesse  regole che verranno esposte per il perfetto. L’indicazione della negazione è espressa dalla particella nj. Nelle forme interrogative infine il passivo è comunemente introdotto dalle particelle jn jw, peraltro simili alla forma interrogativa del perfetto. Per quanto anzi esposto, tenendo presente le forti similitudini sintattiche e grammaticali della forma passiva con il perfetto si rinviano tali argomenti al sottocapitolo relativo a quest’ultimo.

VI – il perfetto

La forma verbale egizia del perfetto si riferisce ad azioni completate e questo indipendentemente se l’azione, rispetto all’enunciatore, sia già avvenuta o meno. Es.: Carla ha mangiato la mela. Questa proposizione denota un’azione già avvenuta al momento dell’enunciazione stessa e quindi coincide con un’azione passata. Ma la fase di completamento dell’azione potrebbe ancora non essere avvenuta rispetto al momento dell’enunciazione. Es. Carla potrà mangiare la mela dopo aver fatto il bagno. L’espressione “…dopo aver fatto il bagno.” denota un’azione completata ma in tal caso trattasi di azione che ancora deve avvenire al momento dell’enunciazione. Da quanto detto si evince che il perfetto egizio è forma atemporale, in quanto esprime un aspetto non un tempo. Nell’egiziano antico l’aspetto di azione completata è espressa dallo stativo (es. nei verbi intransitivi) e dal perfetto (in genere nei transitivi). La sostanziale differenza tra le due forme consiste nel fatto che lo stativo (pseudo-participio) è quella forma che mette in evidenza uno status dovuto ad un’azione che si è completata, pertanto tale forma non cerca di porre in evidenzia l’azione completata di per se stessa bensì la condizione susseguente a tale completamento. Es.: la casa è abitata. Questa proposizione denota un status atemporale e amodale, una condizione, uno stato di fatto (nel nostro caso lo status dell’abitare quella casa) dovuto ad un’azione completatasi al momento dell’enunciazione da parte dello speaker. La forma perfetta esprime solo e soltanto un’azione completatasi (nel passato in genere – nel presente o nel futuro). Poiché i confini tra le due forme sono molto tenui è solo nel contesto della frase che si può individuare l’una o l’altra forma. In linea di massima, come in precedenza accennato, lo stativo è usato nei verbi intransitivi ed il perfetto nei verbi transitivi. La caratteristica peculiare di tale forma verbale che ne rende facilmente la individuazione  è la presenza dell’infisso n collocato tra la radice del verbo ed il pronome prefisso per cui lo si individua nella forma sDm.n.f.  = egli ha sentito. Quasi sempre l’infisso è posto dopo il determinativo. Per ciò che concerne la sintassi del perfetto la collocazione delle parole è la solita VsdoSOA (cfr. l’infinito). Qualora il soggetto è formato da più parole (una frase lunga)lo stesso lo si può trovare prima del verbo. Es. w3yw r Dwt k3y(w) sbjw (soggetto) sx.n.sn (perfetto) rw.sn n snDw.f. Talvolta il soggetto risulta omesso, questo accade per la 1° persona suffissa quando segue il pronome dipendente wj. Es. rdj.n.(j) wj. Il pronome impersonale tw sovente lo si trova come soggetto del perfetto. Quando la 1° p.s. del pr. suffisso precede il pronome dipendente  wj , avente funzione di oggetto della forma verbale del perfetto, quasi sempre ne è omessa la rappresentazione grafica. Il suffisso tw (pronome indefinito) può assumere la valenza di suffisso nella forma perfetta ed in tal caso segue la particella n. Es.: jr.n.t(w) n.j htpwt = uno ha fatto offerte per me.

VII  -  le forme infisse sDm.jn.f / sDm.xr.f / sDm.k3.f

Queste forme verbali sono caratterizzate dalla presenza  di un infisso bilittero (jn, xr, k3 a seconda del caso) collocato tra il tema verbale ed il suffisso. Per questa ragione ne risulta abbastanza agevole la loro individuazione.

a – sDm.jn.f  - la forma verbale che presenta tra il  pronome suffisso ed il tema questo infisso bilittero  nella maggior parte dei casi intende significare il  proseguimento di un discorso avvenuto in precedenza (es. “Allora Mario mangiò una mela”) ed ha valore narrativo. Quasi sempre infatti illustra avvenimenti passati. C’è da rilevare che l’infisso compare sempre, in caso ci fosse, dopo il determinativo. La costruzione della frase recante questa particolare forma verbale è del normale tipo VSO (cfr. l’infinito). Talvolta può esservi la forma passiva con tw , al pari delle forme perfettive ed imperfettive . In questo caso la particella tw  la si trova tra il bilittero infisso caratterizzante questa forma verbale ed il suffisso.

Es.: jn.jn.tw.f n.f Hr a = allora fu preso per lui immediatamente. Si noti la forma passiva caratterizzata dalla particella tw collocata tra l’infisso tw ed il suffisso f. wn.jn Hm.f Hr sm3.f = allora Sua Maestà lo uccise.

b – sDm.xr.f – Questa  particolare forma infissa risulta essenzialmente usata in epoca arcaica., nell’uso corrente durante il Medio Regno  fu soppiantata dalle forme similari xr sDm.f (congiuntivo) e xr.f sDm.f (imperfettivo). Ciò nondimeno nel Medio Regno continuò ad essere usata nei testi religioso-scientifici. La caratteristica di questa particolare forma verbale è data dall’infisso bilittero xr collocato tra il tema ed il suffisso. La progressione delle parole nella frase è quella già vista di VSO.  Alcune proposizioni contengono la particella tw  collocata tra l’infisso ed il suffisso con valore di particella impersonale “uno …” o di forma passiva. Il valore semantico di questa particolare forma verbale è quello di esprimere  un’azione necessaria cioè caratterizzata da un’ingiunzione a fare un qualcosa, pertanto un’azione volta costantemente al futuro. Es. sD.xr.tw.f m-xt pr.t(w) = sarà tolto dopo che saranno fatte queste cose.

c – sDm.k3.f – Questa particolare forma verbale è caratterizzata dall’infisso bilittero k3  collocato tra il tema ed il pronome suffisso. Al pari delle altre due forme particolari di infissi testé visti  k3 si colloca dopo il determinativo , qualora naturalmente questo ci fosse. L’ordine delle parole è sempre del tipo VSO ed anche in tal caso la forma passiva caratterizzata dalla particella tw la si riscontra subito dopo l’infisso k3. Al pari della forma sDm.xr anche la presente è un arcaismo usato essenzialmente nell’Antico Regno. Nel Medio Regno questa forma verbale fu soppiantata dalle forme k3 sDm.f nel congiuntivo e k3 sDm.f nell’imperfettivo, tuttavia anch’essa continuò nel MR ad essere usata in testi scientifico – religiosi. Il significato di tale forma  sostanzialmente  somiglia molto a quello con l’infisso xr visto in precedenza ed è usato solo in frasi principali. L’infisso k3 denota un’azione futura susseguente  a condizioni già verificatesi. Si riportano qui di seguito alcune esemplificazioni:

Ha.k3.sn m3.sn tw = essi si rallegreranno quando ti vedranno;  jr gm.k nTrw Hms.y, Hms.k3.k r.k Hna.sn =se vedi gli dei seduti, potrai sederti con loro.

VIII  -  la forma infissa sDmt.f

Questa particolare forma, usata sporadicamente nella narrazione, è caratterizzata dall’infisso t ( )  (talvolta  tw )  posto tra il tema verbale ed il pronome suffisso  ed al pari delle due precedenti forme viste nel precedente paragrafo il segno è posto sempre prima di un eventuale determinativo. Il valore semantico di tale infisso è quello di descrivere un’azione passata  in una narrazione. Es. s3k.t.j Haw.j = riunii le mie membra. Tale forma risulta altresì usata dopo le preposizioni aventi funzione di avverbio quali  r = finché / Dr = dacché – dopo ché / mj = secondo ché ecc. Es.  Dr xa.t.j m nswt = dacché io sono apparso come re. Abbastanza usata tale forma anche dopo la particella negativa nj

con valore di “quando ancora non” i.e. “prima che” es. xpr rn.k, nj msyt r(m)T, nj xprt nTrw = la tua identità si formò prima dell’uomo, prima della creazione degli dei [6].

[1] Si ritiene importante chiarire che la presente esposizione del congiuntivo si richiama alla grammatica dello Allen, nelle linee essenziali. La forma condizionale in tal caso non la si deve confondere con il modo condizionale nel valore semantico dato dalla nostra lingua bensì nel senso di una proposizione condizionata da un’altra (es. se lavorerò, diventerò ricco – in tal caso il diventare ricco è condizionato dal lavorare).

[2] Cfr: Donadoni, Appunti … pag. 52.

[3] Άόριστος nel greco antico  allude ad una forma verbale “passata”. Ciò potrebbe indurre  ad una errata interpretazione  nella fattispecie prevista dal G & M. Ciò non è così in quanto nel caso in esame il significato di aoristo allude al valore semantico datone dai greci di forma verbale “non limitata” cioè esprimente  un qualcosa di “indefinito”.

[4] Per forma marcata si intende  una espressione completa, es. poetessa. Questa parola è marcata perché individua oltre alla tipologia di attività anche il sesso della persona. Al contrario la parola “pilota” è forma non marcata perché non chiarisce se trattasi di uomo o donna. Nel caso del perfettivo lo stesso evidenziando solo un’azione in senso vago  - amodale e atemporale – non riesce a chiarie i contorni precisi dell’azione verbale.

[5] Poiche i verbi 3ae lit., come lo è sDm.f, sono gli unici che non evidenziano la w, tale appellativo risulta improprio.

[6] Nel verbo wnn (2ae gem.) la particella nj assume più specificatamente il significato di inesistenza del soggetto (cfr. Allen pag. 310).

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