III - d

determinativi

I determinativi hanno la funzione di far identificare al lettore le varie parole. Sono pertanto segni  che non sono oggetto di lettura ma, posti in chiusura di parola, ne consentono l’identificazione.  Molti segni infatti,  seppur identici sotto l’aspetto grafico, possono avere  differente significato, il determinativo pertanto elimina eventuali dubbi interpretativi

Esempio di frase con determinativo:

 wbn ra m 3xt = il sole sorge all’orizzonte. G43-D58-N35 wbn  verbo „sorgere“ con il determinativo N8 segno che identifica il sorgere del sole; D21-D36 ra = sole con il determinativo del dio Ra A40 (si rammenta che l’astro sole si identificava proprio nella divinità del dio sole cioè ra); G17 sta per al di sopra – sul; infine N27-X1&Z1 3xt indica l’orizzonte segno (N27), X1 è complemento fonetico e Z1 è il tratto diacritico stante ad indicare che in tal caso N27 assume vera e propria funzione di ideogramma.

Si trascrivono quì di seguito alcuni tra i determinativi più ricorrenti: [1]

Prima di por termine all’argomento riguardante le scritture in genere merita un cenno soffermarsi un attimo sulla particolare peculiarità  dei geroglifici che li rende diversi da qualsiasi altra espressione grafica. Gli egizi appellavano questa scrittura mDw-nTr (pron. conv. megiu-necer) che significa parola di dio / verbo divino. Partendo da tale assioma appare oltremodo comprensibile che i testi in geroglifico risultino fortemente intrisi di trascendenza. Per la concezione cosmica che aveva quell’antica civiltà,  per il cosiddetto ordine primordiale della dea Maat (la dea della giustizia e dell’ordine delle cose), per cui  tutto ciò che apparteneva alla sfera dello jeratico, del trascendente doveva restare immutato nel tempo (concezione statica della vita), fece sì che queste particolari scritture restassero, durante la loro lunghissima esistenza, praticamente  immutate nella loro veste  grafica. In seno a quella società ogni cosa, ogni evento era in sostanza predeterminato in una specie di mondo delle idee di reminiscenza platonica. Il destino non era dettato dalla casualità, bensì da un perfetto equilibrio, da una intelaiatura già concepita e governata dalla dea Maat. Ovviamente tutta la sfera della sacralità, più che qualsiasi altra cosa, doveva restare così com’era ab initio. Essendo i geroglifici sacre scritture, le scritture del dio Thoth, esse appartenevano unicamente alla sfera della trascendenza. Per tali motivi nessuna scrittura al mondo ha resistito più dei geroglifici per un tempo così lungo, oltre tremila anni, senza subire apprezzabili modifiche di ordine grafico.  Da qui scaturisce un altro record nella storia della scrittura quello dell’estetica, della bellezza, le cui motivazioni vanno certamente ricercate nel valore sacro dei geroglifici, utilizzati unicamente per tali finalità e pertanto meritevoli di estrema accuratezza e bellezza. I grafologi sono pressoché concordi nell’attribuire tale  primato a queste scritture in virtù sempre di un’estrema accuratezza  nella realizzazione dei vari segni, della notevole quantità delle immagini rappresentate (oltre cinquemila segni, considerando anche la scrittura cosìdetta tolemaica). Segni che ci danno la rappresentazione grafica direi di tutto l’universo, dagli animali, alle piante, all’uomo, alla natura in genere. Molte di queste scritture possono considerarsi delle vere e proprie opere d’arte. Occorreva molto tempo per realizzarle, sia se scolpite nella pietra che dipinte con molteplici colori  (queste ultime essenzialmente all’interno delle tombe)  ed i scribi possono considerarsi dei veri e propri artisti.

[1] L’elenco dei determinativi riportati nel testo è tratto dall’opera del Gardiner “Egyptian Grammar” 3rd editino pag. 32


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