II
lingua e scritture
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I
– la lingua egiziana antica L’uomo
quando avvertì il bisogno, la necessità, il desiderio di esprimere il
proprio pensiero mediante la scrittura lo fece servendosi, e questo in
ogni luogo ed epoca, dei pittogrammi con funzioni di ideogramma [1].
I primi segni accertati non aventi
semplice scopo di rappresentazione artistica sono gli ideogrammi sumeri
risalenti agli inizi del 4° millennio a.C. Questa epoca pertanto può
definirsi la data di nascita
della scrittura. Ciò non esclude comunque che possano essere esistite
forme di proto-scrittura anteriori in una qualche parte del mondo, allo
stato però non se ne hanno conoscenze su base scientifica. I primi
rinvenimenti di scritture geroglifiche risultano
essere di poco successive alle scritture sumere (fine del IV millennio a.C.).
La scrittura geroglifica risulta essere uno dei sistemi di scrittura –
certamente il più famoso ed importante seppur non l’unico -
esprimenti la lingua egiziana antica anche se, come si vedrà nel
prosieguo, limitata a finalità religiose. La lingua egiziana antica
appartiene al gruppo così
detto afro-asiatico od anche semitico-camitico delle lingue. Questo
gruppo, in virtù delle notevoli affinità esistenti tra di loro, accomuna
sei idiomi: egiziano antico, semitico occidentale (proto-cananeo),
berbero, ciadico, kuscitico e
omotico (linguaggi dell’Etiopia occidentale). C’è però da aggiungere
in proposito che l’egiziano antico ha molte più affinità con gli
idiomi africani che non con il semitico e pertanto alcuni studiosi, tra
cui il grande egittologo A.H.Gardiner [2],
parlano in proposito soltanto di lingua camitica avente però diverse
affinità con il semitico occidentale. La lingua egiziana antica fu
lentamente soppiantata, a partire dal tardo periodo tolemaico, dal greco
seppur a livello delle classi colte, di mercanti, personalità di una
certa élite sociale[3].
Gli studiosi hanno suddiviso la lingua egiziana antica, sulla base del
linguaggio correntemente parlato, nelle seguenti 5 diverse
fasi storiche: egiziano antico – medio egiziano – nuovo
egiziano – demotico – copto. L’egiziano antico abbraccia un
periodo che va dal 2700 circa al 2200 BCE; il medio egiziano corrisponde
in larga misura al cosìdetto “primo periodo intermedio” ed il
“medio regno” e va dal 2200 al 1800 ca. a.C. Questo periodo è
considerato dagli studiosi il periodo classico per eccellenza. La
letteratura, la liturgia, le iscrizioni monumentali ecc.sono state scritte
sino al tardo periodo greco-romano nel linguaggio del medio-egiziano,
pertanto anche in epoche successive al 1800 a.C. Se come detto il
medio-egiziano continuava a rimanere la forma scritta per eccellenza,
durante l’epoca amarniana (XIV
sec. a.C.) questa tradizione fu rotta e alcuni testi letterari furono
realizzati nel nuovo linguaggio corrente denominato nuovo egiziano (linguaggio
usato nel periodo che va all’incirca dal 1580 al 700 a.C.). I testi
religiosi nonché le
iscrizioni monumentali continuarono però ad essere realizzate utilizzando
la lingua del medio-egiziano. In epoca saidica (VII sec. a.C.) si diffuse
un nuovo linguaggio derivato dal “nuovo egiziano” che adottò, per gli
usi correnti nei rapporti epistolari e commerciali in genere, un nuovo
sistema di scrittura denominato demotico dal quale deriva il nome
attribuito a questo periodo della lingua egiziana. Questo sistema di
scrittura fu in uso fin verso il V sec. AD, epoca incfui fu
definitivamente soppiantato dalla scrittura copta. Il così detto periodo copto
che identifica direi la fase finale della lingua egiziana antica
coincide proprio con l’introduzione di questo nuovo sistema di scrittura
derivato dal greco. La scrittura copta che contraddistingue
questo periodo fu introdotta agli inizi dell’era cristiana
esclusivamente per usi liturgici ed è simile, nelle grandi linee alla
scrittura alfabetica greca, la così detta scrittura alfabetica CV (consonantico-vocalica).
La lingua copta fu definitivamente sostituita intorno al IX-X sec. AD
dalla scrittura e lingua araba [4].
Giova infine rammentare che nell’Egitto romano e cristiano, durante il
periodo demotico e copto esistevano diversi dialetti in uso:
il saidico, il più diffuso parlato prevalentemente nelle zone meridionali
(dalla città di Sais, ultima capitale dell’Egitto faraonico); il
boairico diffuso prevalentemente nella zona del Delta ed
adottato dalla liturgia copto-cristiana,
tuttora in uso in questa. Altri dialetti
in uso furono il Fayumico parlato nella oasi del Fayum; l’Akhmimico
(dalla città di Akhmin) parlato
nell’Alto Egitto, l’ossirinchito e meso-kemiko parlato nel medio
Egitto ed infine il sub-akhmimico (chiamato anche licopolitano o assiutico)
parlato nelle estremità meridionali dell’Alto Egitto e nel Kush
settentrionale (la Nubia sudanese). Per lingua copta si deve intendere
pertanto l’insieme di questi
vari dialetti in uso a partire dalla nostra era. I vari dialetti erano
peraltro abbastanza dissimili tra di loro, ciò significava che un
abitante di Tebe riusciva a comprendere molto difficilmente un abitante
del delta. II
– i vari tipi di scrittura La
scrittura egiziana antica è stata caratterizzata dai seguenti tipi: geroglifica
– jeratica – demotica – copta. I segni geroglifici sono
il tipo di scrittura più famoso ed importante seppur limitato a finalità
esclusivamente religiose e monumentali. I segni, in tutto l’arco della
loro lunghissima esistenza ed utilizzo [5]
non hanno subito modifiche di ordine grafico di apprezzabile rilievo.
Questa caratteristica, davvero peculiare rispetto ad altre scritture,
tenuto conto della concezione cosmica che aveva quell’antica civiltà [6],
ove tutto ciò che apparteneva allo jeratico, al sacro,
doveva restare immobile, immutabile fino alla fine dei tempi, fece
sì che questo particolare tipo di scrittura restasse, come in precedenza
detto, sostanzialmente
identico. Da qui un record nella storia della scrittura dell’uomo: il
primato di longevità. Nessuna scrittura al mondo ha infatti resistito
tanto tempo, senza subire apprezzabili modifiche di ordine grafico. In
egiziano antico la parola “geroglifico” significava “parola di dio,
della divinità” ovvero “verbo divino”. La stessa parola di origine
greca jeros-gliphos sta per “sacralità scolpita” nel senso cioè di
“scritture sacre scolpite nella pietra”. La scrittura jeratica [7]
, chiamata anche corsiva, era una diretta derivazione della
geroglifica ma dal tratto grafico più semplice, direi più grossolano.
Poiché era, almeno ab inizio, la forma di scrittura per usi
quotidiani (commerciali, epistolari in
genere) la stessa aveva la caratteristica di avere i vari
segni legati tra di loro. Questo sistema consentiva naturalmente, come
avviene anche nella nostra scrittura,
di poter scrivere in modo più scorrevole, veloce. Lo jeratico era
scritto in genere su rotoli di papiro. Intorno al VII sec. a.C. fu
introdotto in Egitto, in epoca saidica, un nuovo tipo di scrittura
denominata demotica [8],
od anche appellata
encoriale nell’ottocento
. Questo tipo di scrittura, derivato direttamente dalla jeratico,
era anch’esso destinato agli usi correnti e
finì col soppiantare del tutto la scrittura jeratica
per tali funzioni. Quest’ultima, a partire dal VII sec. a.C. fu
relegata esclusivamente a finalità sacre al pari dei geroglifici. La
scrittura demotica fu utilizzata fino al V sec. AD. In epoca romana e
bizantina, come accennato nel precedente paragrafo, fu introdotto il
sistema di scrittura alfabetico CV denominato copto. Dei 32 caratteri che
componevano l’alfabeto, 7 erano di chiara derivazione egizia. Nei primi
secoli fu utilizzato esclusivamente per usi liturgici a partire dal V sec.
divenne l’uso corrente di scrittura fino a verso il mille allorché, con
l’introduzione della lingua araba nel paese, se ne diffuse anche la
relativa scrittura. Esistono comunque documentazioni dell’uso corrente
della scrittura copta fin verso il XV secolo Esempio
di scrittura jeratica
Esempio
di scrittura demotica
esempio
di scrittura copta [1] Il pittogramma è quel meccanismo di scrittura mercé l’utilizzo di immagine; allorché questa è ciò che si intende voler rappresentare si ha l’ideogramma. [2] cfr. Alan H. Gardiner: Egyptian Grammar, III Editino, Griffith Institute, Cambridge 1994, pag. 3. [3] Giova rammentare che nel periodo tolemaico e romano nelle grandi città, come ad esempio Alessandria, vi era la forte presenza di immigrati greci ed ebrei. Costoro utilizzarono sempre il greco sia scritto che parlato, relegando l’egiziano antico, espresso nella scrittura demotica, alle popolazioni delle campagne. [4] In realtà la lingua e scrittura copta sopravvisse fino al XV sec. circa ma entrambe furono utilizzate in guisa molto ristretta rispetto all’arabo. [5] I primi rinvenimenti risalgono verso la fine del IV millennio a.C., gli ultimi alla fine del IV sec. AD. [6] Il così detto ordine primigenio del Maat. [7] Dal greco jeratikos cioè “scrittura sacra” dal signficato però diverso da quello attribuito ai geroglifici. In questo caso si deve intendere la scritture realizzata dai sacerdoti. E’ noto che la casta sacerdotale egizia nell’Egitto faraonico, oltre ad amministrare il culto religioso, era la mandataria in terra del dio Thot, il dio della sapienza, della scrittura. I sacerdoti pertanto erano i mandatari del sapere nel senso più lato della parola e quindi avevano anche l’esclusiva della scrittura. Costoro si servivano degli scribi per redigere la scrittura, ma questi ultimi erano dei semplici tecnici al servizio della casta sacerdotale. [8] Dal greco demotikos cioè scrittura popolare. |