III - a
segni geroglifici monolitteri
|
Il
presente corso riflette soltanto la forma di scrittura geroglifica nella
lingua in uso durante il medio regno il così detto medio-egiziano,
la lingua classica dell’antico Egitto. Con la scomparsa, o meglio
proibizione dell’antico culto egizio, decretata dai romani (l’ultimo
tempio in questione fu quello di Phile dedicato ad Iside), scomparvero
anche i segni geroglifici. Per oltre mille anni se ne persero del tutto le
tracce. Nel XVII sec. Attanasius Kircher, un eclettico linguista tedesco, pretese
di aver scoperto il segreto di tale scrittura. L’analisi di
questo studioso si dimostrò poi del tutto errata qualche secolo più
tardi. Verso la fine del secolo XVIII il diplomatico svedese Åkerblad
ed agli inizi del XIX lo scienziato inglese Thomas Young riuscirono
ad individuare diversi segni geroglifici. Ma il merito della scoperta di
questa scrittura va ascritto, nel 1822, al
francese Champollion il quale riuscì ad intuire, contrariamente a
quel che si riteneva, che la maggior parte dei pittogrammi costituivano
dei segni aventi valore di fonogramma e pertanto del tutto scevri
dall’immagine che rappresentavano. Soltanto pochi segni assumevano
valore di ideogramma.
Riporto a
mero titolo di cronaca la notizia che nel mese
di ottobre 2004 lo studioso inglese Okasha
el Daly ha affermato, dopo anni di studi e ricerche, che otto secoli fa
un ricercatore arabo, un
certo Abu Bakr Ahmad Ibn
Wahshiyah, avrebbe già decodificato i geroglifici. Quanto dichiarato in
base allo studio di un manoscritto esistente
presso una collezione privata. Tali asserzioni devono avere ancora idoneo
riscontro da parte di altri studiosi, pertanto la notizia va valutata
ovviamente con le dovute
riserve del caso. Comunque al
di là di qualsiasi considerazione in proposito, resta il fatto che
l’egittologia è materia
sorta ufficialmente dall’epoca di Champollion e Young in poi. I – definizione dei segni Tutti
i segni (la così detta scrittura tolemaica li fa ascendere ad
oltre cinquemila) rappresentano graficamente un’immagine (animali,
piante, persone ecc.) e pertanto in senso lato si può affermare che tutti
i segni sono dei pittogrammi [1].
Questi segni possono assumere valore di ideogramma, fonogramma,
complementi fonetici o determinativi. I segni che assumono
valore di ideogramma sono quelli che effettivamente intendono voler
significare o meglio rappresentare nella scrittura l’immagine contenuta
negli stessi. Onde farli ben individuare o meglio differenziare dagli
altri segni, gli scribi
apponevano sotto il pittogramma il tratto diacritico | . Gli stessi
segni possono acquisire funzione di fonogramma qualora il
pittogramma esprima dei valori fonetici del tutto diversi dall’immagine
rappresentata. Ad esempio i fonemi del nostro alfabeto sono dei fonogrammi
perché esprimono dei suoni che
nulla hanno a che vedere con la grafia degli stessi. I segni aventi
funzione di fonogramma e di ideogramma
vengono altresì appellati logogrammi o
segni parola in quanto ciascun segno, sia esso fonogramma o ideogramma, è
collegato ad una determinata parola. Esistono poi altre due
classificazioni dei segni: i complementi fonetici ed i determinativi
(o tassigrammi). I complementi fonetici sono
dei segni monolitteri o monoconsonantici che, come si vedrà nel
prosieguo, servono semplicemente a chiarire il valore semantico dei segni
parola o logogrammi, pertanto questi segni non sono oggetto di lettura. I determinativi
sono segni aventi la
funzione di chiarire, in maniera inequivocabile, il significato del
logogramma. Anche in tal caso questi particolari segni non sono oggetto di
lettura. Riepilogando si può affermare che solo i logogrammi sono oggetto
di lettura perché esprimenti delle parole (siano essi ideogrammi o
fonogrammi), i complementi fonetici ed i determinativi al contrario sono
dei segni direi muti, nel senso cioè che sono inseriti nella
scrittura esclusivamente per chiarire in maniera
inequivocabile il significato dei logogrammi. I determinativi seguono sempre il logogramma, i
complementi fonetici possono
precedere o seguire il segno parola [2]. II – orientamento della
scrittura I
segni geroglifici possono essere disposti in linea (come la nostra
scrittura) od in colonna. Quelli in linea, cioè per rigo orizzontale,
possono essere letti in maniera destrorsa o sinistrorsa a seconda
dell’orientamento delle figure rappresentate nei segni. Se le figure
guardano verso destra (sono le prevalenti) la lettura è sinistrorsa cioè
da destra verso sinistra. Il contrario nel caso di segni orientati da
destra verso sinistra. I segni possono, come detto, essere disposti in
colonna, in tal caso vanno letti dall’alto verso il basso, osservando
per raggruppamenti di segni sulla stessa linea quanto in precedenza
accennato in tema di lettura destrorsa o sinistrorsa. Da rimarcare che
nella stesura dei segni gli scribi, ossessionati dall’horror vacui,
facevano molta attenzione ad evitare spazi in bianco, non armonizzati con
il resto dei segni. In sostanza la scrittura doveva riempire, direi in
modo quadrato, ogni spazio e per raggiungere
questa perfezione di mera estetica talvolta si contravveniva anche
alle regole di grammatica. Metatesi onorifiche: in presenza di nomi
di divinità o sovrani, in segno di rispetto,
la scrittura poteva subire improvvise inversioni nel senso di
lettura e per questo la scrittura egizia in tali casi diviene bustrofedica
[3]
. C’è infine da aggiungere che la scrittura jeratica e demotica
risultano sempre orientate verso destra e pertanto si leggono in maniera
sinistrorsa. La scrittura demotica è sempre lineare mentre la jeratica
talvolta è rappresentata anche in colonne. III – i segni monolitteri I
segni monolitteri esprimono un solo suono o fonema e pertanto
vengono altresì chiamati monoconsonantici. Il sistema di scrittura
geroglifico esprime esclusivamente fonemi di consonanti. Le vocali in
queste scritture, al pari naturalmente delle derivate (jeratica e
demotica) non appaiono. Questo è il motivo per cui non si conosce la
esatta collocazione delle stesse nel contesto di uno scritto. Se
idealmente un egittologo volesse dialogare con un egiziano antico lo
potrebbe fare infatti solo e soltanto per iscritto. Al contrario
l’egiziano antico riuscirebbe a collocare le vocali, che nello scritto
non appaiono, mediante alcuni accorgimenti di ordine tecnico che verranno
evidenziati nel prosieguo. I segni monolitteri sono 24 oltre un 25° che
altro non è che il raddoppio di un identico segno contenuto nei
ventiquattro. Questi segni-parola costituiscono un alfabeto seppur
consonantico, certamente il primo concepito al mondo anche se, come si
vedrà, la funzione fondamentale del medesimo è del tutto diversa dai
fonemi utilizzati nell’afabeto consonantico-vocalico in uso in occidente
[4]
.
note in alternativa a: M17 = z4
[1] Il pittogramma è quel particolare tipo di scrittura per lo appunto rappresentato da immagini. [2] La traslitterazione dei segni, nel presente corso, viene indicata in genere con il sistema cosìdetto europeo che differisce dal tradizionale per la grafia corsiva. Talvolta la traslitterazione appare utilizzando il Manuel de Codage per PC. [3] Etimo greco che sta id indicare il giogo che fa il carro trainato dai buoi a destra e sinistra. [4] Gli egizi usarono i segni monolitteri , con lo stesso meccanismo del nostro alfabeto, esclusivamente per indicare nomi stranieri come ad esempio località geografiche, sovrani ecc. Fu proprio, in virtù di tale prerogativa, che Young e Champollion riuscirono a decifrare i nomi inseriti nei cartigli di Tolemeo e Cleopatra contenuti nella famosa stele di Rosetta (Rosetta stone). Com’è noto questi sovrani erano di stirpe greca (epoca tolemaica). |