VIII
i numeri
|
La numerazione egiziana
antica si basa su di un sistema decimale come segue:
Sulla base dei segni anzi indicati
la numerazione deve indicare per ogni decina il numero un
determinato numero di segni uno a fianco all’altro. Es. il numero tre è
espresso da
Per
ciò che concerne i numeri ordinali il “primo” viene sempre indicato
con tpj (masch.) e tpt (femm.), dal “secondo” al “nono” la
probabile pronuncia dei numeri è identica ai cardinali con l’aggiunta
della desinenza nw (masch.) e nwt (femm.) per cui si ha: secondo
= snnw (m.) e snnwt (f.); terzo = xmtnw (m.) e xmtnwt (f.); quarto = jfdnw
(m.) e jfdnwt (f.) e così di seguito. Dal “decimo” in poi
al numero cardinale va aggiunta la desinenza mH. La matematica nell’Antico Egitto
ebbe uno sviluppo notevolissimo come dichiara lo stesso Aristotele
(cfr. Aristotele: Metafisica) il quale ebbe ad affermare che gli egizi
erano i più grandi matematici della storia. Si riporta uno stralcio della
ricerca condotta da chi scrive
per conto della rivista Chora edita dall’Università di Milano (n. 7 del
2003): Dal
"The Rhind Mathematical Papyrus [1]:
Metodo corretto d’investigazione della natura, per conoscere tutto ciò
che esiste, qualche mistero, tutti
i segreti. Così è definita la matematica per gli antichi egizi. La
scienza per eccellenza. Il papiro Rhind scritto in jeratico [2]
(chiamato anche Papiro di Ahmes) fu
acquistato da un avvocato scozzese nel 1858 a Luxor, un certo A.
Henry Rhind e da costui ha
preso il nome questo importantissimo reperto. Fu scritto dallo scriba
matematico Ahmes sotto il regno Hyksos di Aauserre verso il 1650 a.C. ma
certamente si tratta di una copia di un testo scritto sotto il regno di
Amenemes III (XII dinastia) regno che va dal 1842 al 1797 a.C. Questo
manuale si divide in cinque parti: aritmetica,
stereometria, geometria,
il calcolo delle piramidi e un insieme di risoluzioni di problemi
pratici per un totale complessivo di 87 problemi. Ciò che colpisce
particolarmente esaminando il documento, destinato con ogni probabilità a
finalità didattiche, è il metodo della ricerca, estremamente razionale,
ed in questo direi vi è sostanziale differenza tra la ricerca in
Mesopotamia rispetto all’Egitto. Direi che la matematica Sumera e
babilonese aveva degli schemi rigidi non suffragati da particolari
regole, al contrario la ricerca in questo documento si basa su di una
serie di regole preventivamente codificate, ragionate.
Il metodo di ricerca è essenzialmente
un percorso logico che attende un determinato risultato. La
matematica nell’Antico Egitto è un insieme di regole, di principi
basati sul numero, un corpus
metodologico per entrare nella natura delle cose, conoscere tutti i
suoi segreti, la sua profonda costituzione. Solo molto più tardi
nell’antica Grecia si parlò di metodo methodos [3].
Questa differente impostazione lascerebbe supporre che l’Egitto e la
Mesopotamia abbiano sviluppato
le tecniche matematiche in maniera del tutto autonoma. A. Moret, grande egittologo degli inizi del secolo
afferma “… les immenses travaux d’endiguement et d’irrigation,
l’érection des pyramides et des obélisques, les statues monolithes et
le plan des temples, prouvent que, dès une haute antiquité, les
Egyptiens avaient approfondi les problèmes pratiques de la mécanique et
de la géométrie qui se posaient pour le transport et pour la mise en
place de ces masses colossales; …”[4].
Gli egizi sono stati i primi ad aver fornito la nozione di estensione del
numero con la frazione con numeratore uguale ad uno. La frazione ordinaria
di un numero è un vero e proprio sconvolgimento apportato alla nozione
primitiva del numero (cardinale, ordinale). Nel Papyrus Rhind sono
magistralmente esposte le regole per il calcolo delle frazioni comunemente
chiamate “frazioni egiziane” con cui si è risolto il problema delle
parti decimali. La soluzione è riportata in una apposita tabella che
fornisce per ogni intero dispari n compreso tra 3 e 101 la scomposizione in frazioni unitarie
della frazione 2/n. Si riporta qui di seguito, a mero titolo
esemplificativo, la parte iniziale della tabella [5]:
Le
tecniche contenute nel Papyrus Rhind risultano ancor oggi insuperate. Un
altro documento matematico, il Papiro di Mosca (ca. 1850 a.C.)
espone un problema estremamente complesso: calcolare il volume del tronco
di piramide, problema che troverà risoluzione in epoca successiva solo al
tempo di Euclide [6],
ma ben 1550 anni dopo il documento egizio. Gli egizi avevano altresì una
buona conoscenza del pigreco. Nel problema 50 del Papyrus Rhind si
ipotizza l’area di un cerchio iscritto in un quadrato. Il diametro del
cerchio è pari a 9 bacchette e l’iscrizione del cerchio
determina 4 triangoli rettangoli che
sostanzialmente finiscono, assieme ai vertici del quadrato, nel formare un
ottagono la cui superficie si avvicina moltissimo a quella del cerchio. Lo
scriba pone il valore della superficie
pari a 64. La superficie del cerchio è
data dalla formula S = π .
r² od anche: S
= π .
d²/4 Da
cui π = 64 x 4/9² = 64 x 4/81 = 256/81 =
3,1604938… Il
grande matematico americano R.J.
Gillings ha affermato “We can credit Ahmose with being the first
authentic circle-squarer in recorded history!” [7]. I valori ottenuti dai babilonesi erano più
approssimativi concependo π
uguale a 3, in quanto la superficie del cerchio era in funzione della sua
circonferenza L con la formula empirica S = L²/12; al contrario
gli egizi calcolarono la superficie del cerchio in funzione corretta del
diametro S = (D - D²/9) [8]. [1]
fonte: K. Sethe: Ägyptische Lesestűcke. Texte des
mittleren Reiches, Hildesheim 1983, pag. 60. [2] La scrittura corrente in uso in epoca faraonica. Questa scrittura in epoca saitica fu soppiantata dalla demotica (VI-VII sec. a.C.). Rammento che la scrittura geroglifica fu utilizzata esclusivamente per finalità sacre. [3] Archimede ha scritto l’opera Trattato del metodo, ma siamo nel III a.C. In epoca moderna hanno parlato del metodo Leibniz in De Arte inveniendi e De metodo in Philosophia et Teologia; R. Descartes in Regular ad directionem ingenii ecc. [4]
A. Moret: Le Nil et la civilisation égyptienne, Paris 1926. [5]
Fonte della tabella: E. Di Renzo: Le frazioni egiziane. [6] Il grande matematico greco ne parla nel libro XII degli Elementi. [7]
R. J. Gillings : Mathematics in the time of the Pharaohs,
Cambridge 1972, pag. 145. [8]
T. Obenga: La philosophie africane de la période pharaonique,
L’Harmattan – Paris 1990, pag.
363 e segg.
|