VI
preposizioni e avverbi
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La
preposizione è parte del discorso che viene preposta ad un sostantivo,
aggettivo, pronome, verbo (nella forma infinita) e che indica la relazione
intercorrente tra questi ed altri nomi, verbi ecc. In sostanza lega più
parole in una frase. Possono essere, nella nostra lingua proprie (di, a
da, in, con, su, per, tra, fra), improprie (davanti, dopo ecc.) ed
articolate, cioè legate ad un articolo determinativo (es. dello, della
ecc.). Le
preposizioni principali egiziane sono le seguenti [1]:
Tutte
le parole formate da una preposizione e da un nome costituiscono un
sintagma avverbiale e pertanto
possono assumere la funzione di predicato di un PPA (vedere il capitolo sintassi
della frase). Osservazioni.
La preposizione Xr (= sotto) seguita da un nome che implica un concetto di
portare, trasportare verso un
luogo ecc. si traduce portare. Es. jw j Xr htp.t r Jwnw ove Xr è
collegata con htp.t (femminile
con significato di offerta) e r (prep. = a, verso ecc.) Jwnw (= Eliopolis)
e pertanto significa porto, trasporto. In conclusione la
traduzione è: Io porto le offerte a Eliopolis (tratto dal Libro dei Morti
III cap., 326 b, G1T). Per
avverbio si intende quella parte invariabile del discorso che serve
a determinare un verbo, un aggettivo ecc. Si parla di avverbio di
modo, luogo, tempo, quantità ecc. Sotto l’aspetto morfologico gli
avverbi si suddividono in semplici,
composti, derivati. Alcuni aggettivi possono essere usati come avverbi ma
in tal caso essi devono
risultare invariabili cioè non essere suscettibili di modifica (es. mi
piace parlar chiaro – in tal caso l’aggettivo qualificativo chiaro
assume la forma di avverbio). In egiziano gli avverbi possono essere di
luogo e di tempo. I
principali avverbi di luogo sono:
I
principali avverbi di tempo sono :
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