XV

brevi cenni sulla sintassi della frase

I  -  premessa

Il presente argomento si basa  in buona parte sulla impostazione contenuta nella grammatica del Grandet & Mathieu [1], ritenendo la stessa una delle più corrette e lineari. Nella nostra lingua, come in altre lingue europee, la proposizione consiste in un insieme di parole esprimenti un senso compiuto e, nell’accezione comune, può identificarsi con il concetto di frase. Gli elementi che compongono la proposizione sono il soggetto ed il predicato e gli eventuali complementi. Le proposizioni possono manifestare la relazione di una situazione o di una identità tra due elementi che possiamo chiamare A  (soggetto) e B (predicato). Es. Carla è una donna. Trattasi di una situazione di identità ove Carla (A – soggetto) viene identificata in una donna (B – predicato).  Al contrario in  “Carla è a casa”  si ha una relazione di situazione. Comunque in entrambi i casi A (Carla) è il soggetto, tutto il resto è il predicato (B). In conclusione si può affermare che una proposizione è formata dal soggetto e dal predicato, quest’ultimo può essere avverbiale o nominale. Il primo a sua volta può distinguersi in predicato avverbiale con lessema  verbale ovvero senza lessema verbale.

II  -  proposizione con predicato avverbiale senza lessema verbale

Nella proposizione a predicato avverbiale (PPA) senza lessema verbale [2]   il soggetto A può essere un nome (es. Carla), un pronome (es. egli, lei, io ecc.) oppure un sintagma nominale [3]. Il predicato è costituito da un sintagma avverbiale, cioè un insieme di parole che hanno lo stesso senso di un avverbio. Es. (A – Carla) “è a casa” oppure il nome potrebbe essere una forma infinita del verbo “è sul mangiare” nel senso cioè di “sta mangiando”, oppure potrebbe essere un avverbio di luogo “è là”. In egiziano nella frase PPA , come nella lingua italiana, il soggetto  precede il predicato. Il verbo essere (copula) non esiste ed è sottinteso. Le frasi costituite da PPA in genere sono precedute da una parola d’introduzione intraducibile  jw che starebbe a significare “ecco” oppure “qui e contemporaneamente” ecc.

III  -  proposizione  con predicato nominale

Nella proposizione con predicato nominale il predicato evidenzia  una situazione d’identità. Es.: Carla (soggetto) è una donna (sintagma nominale formato da tre parole è una donna che identificano l’appartenenza di Carla al sesso femminile). Come in precedenza accennato poiché la proposizione con lessema verbale viene considerata alla stessa stregua di un  predicato avverbiale (es. Carla mangia letteralmente si ha “ Carla è sul mangiare”)la proposizione con predicato nominale viene considerata esclusivamente senza lessema verbale.Al contrario della nostra lingua in egiziano, in questa proposizione (più brevemente appellata PPN) l’ordine dei termini è inverso, il predicato precede il soggetto e non esiste la forma di espressione introduttiva  jw. Il predicato può essere un nome (incl. le forme nominali del verbo egiziano), un pronome od un sintagma nominale. Il soggetto è sempre un pronome dimostrativo: es. questo, quella ecc. Es. Carla è una donna, in italiano il soggetto (Carla – A) precede il predicato nominale (è una donna – B), in egiziano si ha il contrario: (è) una donna quella (pronome) cioè Carla. Il soggetto in questione è  pw indicato anche con  [4] (pronome dimostrativo). Come accennato il predicato in una PPN può essere un pronome. In tal caso se trattasi di pronome personale lo stesso appartiene sempre alla classe dei pronomi indipendenti (cfr. i pronomi); può altresì essere un pronome dimostrativo. Es. di PPN ove il PN è un pronome personale:    ntf pw, sš =  (questo) è lui, lo scriba. Nella esemplificazione il soggetto pw (=questo) segue, come accennato nella regola, il PN ntf (=lui) in testa alla frase (terza persona maschile del pronome indipendente ntf). Es. di proposizione con pronome dimostrativo  pwy pw =  questo (riferendosi ad un determinato soggetto es. una divinità) è questo (nel senso cioè di: è proprio lui). Anche in tal caso il soggetto pw segue il predicato  pwy. Qualora il predicato è formato da un sintagma nominale (cioè due o più nomi, pronomi ecc.) si hanno due casi: a) il sintagma precede il soggetto pw; b) il soggetto pw si colloca tra le due parole del sintagma (nel caso ad esempio di un sintagma formato da nome + aggettivo ecc.). Es. nel caso di a):  b3. k pw, sš = lo scriba è uno dei tuoi servitori, ove la PPN è formata da b3k.k pw (b3k = predicato nominale e  pw il pronome soggetto, intendendosi “questo (cioè lo scriba) (è – sottinteso) uno dei tuoi (k) servitori (b3k).

Sintassi dell’infinito: Circa la collocazione  degli elementi costituenti una frase, un periodo (verbo – pronomi – avverbi ecc.) si rinvia in maniera analitica a quanto indicato nelle forme infinitivali  del verbo.

Sintassi delle forme pseudoverbali: Importante rammentare le tre forme con l’infinito Hr, m ed r più l’infinito, od anche la forma impersonale tw = uno… che.

Sintassi dell’imperativo: L’oggetto dell’imperativo è espresso da un nome od un pronome.  Le forme sintattiche possono essere espresse da VdO od anche VOD.

Sintassi dello stativo: c’è da rimarcare che pur essendo sempre collegato ad un pronome suffisso, la forma stativa contempla anche un soggetto separato dal verbo. Soggetto che può essere un nome od un pronome collocati sempre prima del verbo medesimo.

Sintassi del perfetto: sono le stesse regole viste nelle forme infinitivali (si rinvia all’argomento concernente l’infinito).

Sintassi del congiuntivo: anche per il congiuntivo le regole sono praticamente le stesse che si sono viste nelle forme infinitivali VsdoSOA (si rinvia all’argomento trattante l’infinito).

Sintassi delle forme prospettive:  c’è da rimarcare che la forma prospettiva nel Medio Regno risulta pressoché abbandonata, al suo posto vengono usate le forme congiuntivali ed avverbiali (pseudo verbali).

Sintassi delle forme passive: particolare elemento da segnalare è che nelle forme passive allorché il soggetto è un pronome personale nel Medio Regno al posto della forma passiva viene generalmente usata la forma stativa.

Sintassi nelle forme perfettive ed imperfettive: entrambe queste forme usano sovente il suffisso tw  come soggetto impersonale con significato di “uno” es. uno mangia ecc. L’imperfettivo è sovente introdotto dalla particella introduttiva jw. Si rammenta che  la particella xr assume nell’imperfettivo significato di “necessità”, mentre se l’imperfettivo è preceduto da k3 denota un’azione susseguente ad un’altra.

Sintassi delle forme participiali:  Una frase può contenere molteplici situazioni come VdO = Verbo – dativo pronome suffisso – Oggetto; Vdo = Verbo-dativo pronome suffisso- oggetto pronome suff.; VOA = verbo – oggetto – preposioni / avverbi.

Sintassi nelle forme relative: le forme verbali relative possono essere usate sia come aggettivi che nomi senza che sia espressamente indicato un antecedente. L’ordine può essere VSD = verbo – soggetto-dativo, oppure VdS = verbo – dativo – soggetto od anche VoS = verbo – oggetto – soggetto. Giova rammentare che nelle forme verbali relative le proposizioni sono indirette cioè l’antecedente non è il soggetto della forma verbale. Questa è la sostanziale differenza tra la forma participiale ove l’antecedente è uguale al soggetto della proposizione.

[1] Cfr. Pierre Grandet & Bernard Mathieu: Cours d’Égyptien Hiéroglyphique, Khéops – Paris 1998.

[2] Nella linguistica il lessema  designa realtà od elementi concreti e/o astratti.

[3] Per sintagma nominale  si intendono gruppi di parole costituite  da un nome seguito da un aggettivo o da altri elementi  che siano in grado di meglio individuare il soggetto stesso (es. la buona Carla , l’amica di Carla ecc.).

[4]  più raramente, in epoca arcaica, il pronome di che trattasi veniva indicato  pj.

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