XI
lo stativo
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Lo stativo è
una particolare forma verbale molto usata non solo nell’egiziano antico
ma anche nella lingua accadica,
in quella araba e berbera. In
sostanza per stativo deve intendersi uno
stato dell’essere ove il soggetto è, era o sarà;
questo era il concetto nell’Antico
Regno. La forma verbale è qui intesa non nell’aspetto temporale o
modale bensì come uno stato di
fatto susseguente ad un’azione passata. Nel Medio Regno il suo
significato si è ristretto soltanto
alla forma corrispondente al nostro participio passato (stato
dell’essere). Ad es. “la casa è abitata”. In questo caso trattasi
di un’azione originatasi precedentemente e pertanto il soggetto (casa)
è il risultato di un’azione di già compiuta ed in tal caso il verbo
assume il significato di un qualcosa di statico; 2do es.: “la terra è
rovinata” ciò sta ad indicare che la terra si trova attualmente in uno stato
di
rovina le cui origini sono ascritte ad azioni verificatesi
ad epoca precedente . Per
tal motivo questa forma verbale va chiamata da alcuni studiosi anche pseudo-participio
od anche vecchio perfettivo in quanto essa esprime un’azione
ab origine di già posta in essere prima del soggetto. Nel precedente
primo esempio “la casa è abitata” presume che anteriormente a questa
azione che vede nella casa il soggetto agente la stessa fu abitata a
seguito di una precedente azione e che attualmente trovasi in uno stato di
“abitazione/possesso”. I
– I suffissi nello stativo La caratteristica rilevante che hanno
queste forme verbali rispetto alle altre
e che pertanto le fanno subito identificare risiede nel fatto che
le stesse sono accompagnate da particolari pronomi suffissi legati al
termine del tema. Questi pronomi vengono
utilizzati esclusivamente nelle forme dello stativo.
Le
classi verbali, nella forma dello stativo, sono praticamente identiche a
quelle di già esaminate in precedenza. L’unica differenza sta nel fatto
che unitamente al tema verbale viene inserito il suffisso dello stativo,
in base al paradigma anzi indicato. Così ad esempio : mH.(w)
sta per la terza persona maschile singolare del verbo “riempire”,
“completare” 2-lit
II
– il soggetto nello stativo Come
accennato in precedenza lo stativo di per esso è sempre collegato al
pronome suffisso; ciò nondimeno spesso viene usato un separato soggetto
che nella forma sintattica precede sempre la costruzione dello stativo
stesso, si ha pertanto stativo+costruzione dello stativo. Es.: t3 3q.w
r 3w che sta per “tutta
la terra è devastata / rovinata“. Analisi: t3 significa
“terra” ed è il soggetto, viene poi il verbo nella forma dello
stativo 3q.w , dove Z7
è la III pers. sing. masch. e 3q significa “rovinare” pertanto
“è rovinata” , la particella r
in tal caso va interpretata come “più di…” (cfr.
Faulkner pag. 145); 3w significa
indica l’aggettivo “lungo” nel senso di grandezza, pertanto il
significato sarebbe “lungo
ogni limite” quindi nel senso di “tutto”. III
– altre forme verbali espresse nello stativo Come
più volte accennato lo stativo esprime uno stato dell’essere
generalmente collegato ad una precedente azione. Pertanto molto spesso si
identifica con il participio passato. Ma quello che è importante
rimarcare è il fatto che lo stativo esprime un determinato stato
non collegato a nessun tempo. Infatti la parola ad es.
“essere agitati” è una forma di stativo perché presuppone uno
“stato di agitazione” che in tal caso non presuppone necessariamente
un’azione originata in epoca precedente, in fatti lo stato di agitazione
potrebbe essersi manifestato contestualmente al momento dell’espressione
verbale.. L’uso dello stativo è molto frequente in diverse soluzioni e
circostanze. -
uso dello
stativo in un tempo passato: molto usato per esprimere tempi passati di
verbi intransitivi. In tali casi la progressione sintattica è sempre la
stessa e cioè soggetto + forma stativa. Es.: m.k wj jj.kw = (tu)
guarda: sono arrivato. m è una particella (cfr.
cap. precedente) collegata al pronome suffisso k (2a
p.sing.m.) con significato di “guarda”; wj è pronome
dipendente 1a persona singolare = “io”; jj.kw è la forma di
stativo con relativo pronome suffisso 1a pers. sing. = “sono arrivato”
(equivalente al nostro passato prossimo). Mentre nella nostra lingua la
frase anzi descritta viene
considerata come un’azione passata (passato prossimo)
nella forma stativa del medio egiziano essa sta a rappresentare uno stato
dell’essere in un determinato momento (lo stato del “venire”). Da
rammentare che nei verbi transitivi il soggetto è generalmente un pronome
personale e lo stativo assume la forma passiva. -
Lo
stativo di un verbo-aggettivo: i cosìdetti verbi aggettivali
sono delle forme che esprimono una qualità del soggetto, es. nfr
= l’essere bello/buono sta per “bello”/”buono”. Nelle forme
stative il meccanismo risulta sempre lo stesso nella forma jb.f nfr.(w)
= il suo cuore era buono ove nfr.(w) è la forma stativa con
relativo pronome suffisso, in tal caso sottinteso. -
Forma
stativa di rH. E’
questa una forma particolare che, all’opposto dei verbi transitivi che
accettano sempre le forme passive, in tal caso il verbo rH =
conoscere assume sempre la forma attiva. -
Forma
stativa in diverse proposizioni: con
la presenza di nomi la forma stativa, come si è visto in precedenza,
segue la progressione soggett + forma stativa.
Esistono una serie di
costruzioni sintattiche con particelle proclitiche che precedono la
proposizione con la forma dello stativo (si rinvia l’argomento alla
sezione “sintassi della frase”). In una proposizione sostantivata
generalmente la forma soggetto + costruzione stativa è preceduta
da ntt od anche wnt = che, mentre nelle proposizioni
avverbiali il sogg.+forma stativa è preceduto dalla particella jsT.
Esistono
diverse altre costruzioni
della proposizione con la
presenza della forma stativa (sogg. + f. stat.) che sono esaminate nella
sezione dedicata alla sintassi della frase ed alla quale si rinvia. |