XVI

traslitterazioni e traduzioni

esercitazione n.1

jmy-r   pr          ‘Imn-m-H3t     mAa       aq.k

O sovrintendente della casa, scriba Amenemhēt, voce della verità *. Tu (avendone le capacità) entri

     pr.k      m     ‘Imnt          wstn.k        Hr  sb3  n      dw3t         dw3.k

ed esci dall’occidente **, tu (sei in grado) di attraversare la porta dell’oltretomba, tu (avendone le capacità)  adori

        R’           wbn.f          m      dw      zns.k           sw     Htp.f      m    3xt

Ra (quando) egli sorge sulla montagna, tu (puoi) adorarlo (quando) tramonta all’orizzonte,

šsp.k           3wt             Htp.k       Hr          šbw               Hr wdHw n    nb     Dt

tu (puoi)  ricevere le offerte (ed) essere soddisfatto perché (puoi collocare) del cibo sopra l’altare del dio *** dell’eternità.

 

Iscrizione funeraria di un nobile tebano (XVIII Din.) §

Pag. 70 A.H.Gardiner (es. N. VII)

 

La traslitterazione in caratteri normali intende l’applicazione del mdc

 

I rigo:

* “voce della verità” nelle iscrizioni funerarie assume generalmente il significato di “deceduto/persona morta”.

lista Gardiner:  G17&D21–O1&Z1–Y3–M17–Y5&N35–G17–F4&X1–Aa11&P8–G35–N29&D21.

Commento alla traduzione:

G17&D21 va letto non mr bensì imii-r (aggettivo nisbe) cfr. §79 pag. 62. La traduzione letterale sarebbe “colui che è nella bocca (dei subordinati)” con D21 che funge da det. quindi un dirigente, un “sovrintendente”. Trattandosi di iscrizione funeraria si può aggiungere una esclamazione enfatica “O!”. D21 ideogramma di pr (casa), pertanto rifacendosi al sostantivo “sovrintendente” si ha “O sovrintendente della casa”; Y3 = scriba e M17-Y5&N35-G17-F4&X1 corrisponde al nome dello scriba Amenemhēt, pertanto “lo scriba Amenemhēt”; Aa11&P8 lett. significa “la voce della verità”, ma in tal caso trattasi di epiteto usato per  indicare una persona defunta (cfr. § 55 pag. 50) pertanto si potrebbe tradurre “il defunto scriba Amenemhēt”; infine G35-N29&D21 si basa su G35 (cormorano) che in tal caso sta per “entrare”, k è pron. suffisso II persona singolare maschile “tu” quindi “tu entri” ma in senso più figurato si intende “tu puoi entrare”, nel senso cioè di avere la possibilità di …”.

II rigo

** entrare e percorrere la vita dell’oltretomba

Lista Gardiner: O1&D21-R14&V31-G17-R14-X1&N25-G43-S29-X1&N35&R14-V31-D2-032-N35-N14-X1&O1-N14-A30-V31.

O1&D21= prj od anche pr va legato con R14 (det.indicante movimento) con significato di “andare”, V31= k è pron. suffisso (2° pers. Sing. Masch.) quindi “tu vai”, m = preposizione e sta per dall’ovest (imenet), wstn.k = tu scavalchi/tu superi” ed è collegato subito con Hr cioè “al di sopra /sopra”  la porta sb3 del (n) dw3t cioè il regno dei morti (lett. le terre basse); dw3.k si ripete la litania “tu (hai il potere/le capacità) di adorare ecc. 

III rigo:

lista Gardiner – N5&Z1-A40-G43-D58-N35&N5-I9-G17-N26&Z1-O34&N35-S29-A30-V31-M23-G43-R4&X1&Q3-I9-G17-N27.

R’ (N5&Z1-A40) rappresenta il dio Ra (R4 con il tratto diacritico Z1 è l’ideogramma del sole, A40 ne è il determinativo. Stranamente A40 rappresenta una figura umana, sarebbe stato più corretto l’immagine di una divinità antropomorfa). Wbn.f (G43-D58-N35-N5-I9) sta per “sorge”, N5 è determinativo e I9 è pron. suff. (3° pers. sing. masch.). Nella traduzione è opportuno aggiungere la parola  “quando“ per legarla a ”egli sorge“, m (G17) è prep. e sta per sulla legata al sostantivo Dw  (N26&Z1) (montagna).  La litania continua con la medesima impostazione  vista in precedenza: tu (hai il potere, le capacità) di venerare ecc; sns.k (O34&N35-S29-A30-V31) od anche (forse più corretto) zns.k, come suggerisce l’Allen, indica il verbo “adorare”, “venerare” (sns = è una variante di snsy  verbo 4° infirmae – cfr. Faulkner pag. 233), sw ( M23-G43) è pron. dipendente III pers. sing.  masch. (“lui”, cioè Ra), (allorché – quando, parole sottintese che danno maggior espressione alla traduzione), Htp.f   (R4&X1&Q3-I9), Htp ove X1 e Q3 assumono valore di complementi fonetici indica “essere soddisfatto”, in tal caso si intende il sole che tramonta cioè il sole che “soddisfatto” del suo ciclo giornaliero va a riposarsi, f (I9)  è pron. suff. III pers. masch. sing., quindi “egli tramonta”. m (G17) è prep. e sta per: all’(orizzonte), sull’(orizzonte); axt (N27) sta per “orizzonte”

IV rigo:

***  la traduzione  ad litteram  sarebbe “signore dell’eternità” avendo il V30 nb significato di signore. In questo caso specifico  indica però la divinità pertanto il dio dell’eternità.

lista Gardiner – O42&V31-F40-G43-X1&N18&Z2-R4&X1&Q3-V31-D2-N37-D58-G43-N18&Z2-D2-R3-N35-V30-I10&X1&N17.

šsp.k od anche šzp.k cfr. Faulkner pag. 271 (O42&V31) qui ha valore di ricevere/ottenere, k pr.suff. II pers. sing. masch., quindi “tu ricevi”; 3wt F40-G43-X1&N18&Z2) con significato di “offerte”, “oblazioni”, si noti il plurale Z2, F40 3w segno bilittero, G43 è complemento fonetico di F40 mentre X1 t in unione con N18 ha significato di t e basta (cfr. Gardiner pag. 531); Http.k (R4&X1&Q3) ha praticamente lo stesso significato di quanto indicato al rigo sub III (vedi). In tal caso assume il valore più specifico di “essere soddisfatto”; k (V31) è pronome suffisso 3° pers. sing. masch. quindi “egli è soddisfatto”; Hr (D2) è prep. e sta per “al di sopra”, “in”, in taluni casi anche “perché” (cfr.Faulkner pag. 174 Hr ntt);  šbw (N37-D58-G43-N18&Z2) con significato di “cibo”, “offerta”, plurale rimarcato da Z2 . Va opportunamente inserito, per dare correttezza alla traduzione, le parole “puoi collocare/sistemare”, Hr (D2) qui con significato di “sopra”; wdHw (R3) con significato di “tavola per le offerte” cioè “altare/ara” , n  (N35) gen. indiretto essendo il 1° nome maschile; nb (V30) con significato di “signore/nobile”,  (da non confondersi con l’aggettivo secondario nb). Infine Dt (I10&X1&N17) sta per “eternità”, pertanto “(dell’)eternità”.

§ L’iscrizione in questione è tratta dal Th.T.S. Theban Tombs Series edita da N.G.Davies e A.H. Gardiner, London 1915. Nel dettaglio trattasi del I vol. “The Tomb of Amenemhēt” tradotto da Nina de Garis Davies e Alan H. Gardiner.

L’adattamento originale in inglese è il seguente: O overseer of the house, scribe Amenemhēt, true of voice. Mayst thou enter (and) go forth from the West, mayst thou stride through the door of the netherworld, mayst thou adore Rē (when) he rises in the mountain, mayst thou worship him (when) he sets in the horizon, mayst thou receive oblations (and) be satisfied because of food (from) upon the altar of the lord (of) eternity.

        esercitazione n. 2

(sui pronomi)

3Hwt.sn

I loro campi

G1-V28-X1&Z4&Z2-S29-N35&Z2

G1-V28-X1&Z4 3Hwt sta per “campi” (il plurale è dato da Z2 three strokes) -  S29-N35&Z2 .sn  pronome suffisso III pers. plurale = essi-loro. Si noti il legamento del punto indicante nella traslitterazione la presenza di un pronome personale suffisso.

       esercitazione n.3

(sulle particelle proclitiche ed enclitiche)

     

m3 wj r.Tn nTrw m(y) m šms.j jmj n.j j3

guardate me, o dei! venite, seguendo me! elogiatemi.

U3-G1-G43-A1-D21.V14.N35-R8-Z1:Z2-G17-D42-M17-M17-D54-G17-T18-S29-D54-A1-M17-G17-Aa15:D42:N35-A1-M17-A30

   w3 = vedete / guardare (dal verbo m33 2dae gem. Cfr. Faulkner pag. 100). In tal caso risulta persa la seconda consonante caratteristica della classe verbale secundae geminatae (vedere le classi verbali). Da notare che in genere solo  durante l’età del Vecchio Regno  veniva evidenziato il raddoppio (cfr.  Gardiner § 336);  wj = me (i.e. “io”), trattasi di pron. dipendente 1°  pers. sing.;  r.Tn = r è particella enclitica  che si appoggia ad un pronome suffisso. Nel caso in esame Tn = voi (2° persona plurale maschile). Quindi  Tn  = voi è da collegarsi al verbo w3 (vedere) i.e. “voi vedete” .  nTrw = dei (si noti il plurale espresso dal three strokes).  Poiché la particella enclitica r esprime tono di enfasi, una esclamazione, il tutto può essere tradotto “vedete/osservate me, o dei!”.  m(y) anche in tal caso trattasi di particella enclitica my con significato enfatico  di esortazione: “per favore / vi prego”, tale particella probabilmente è da collegarsi alla part. proclitica  m.k con significato di “osservare”. Nel caso in esame il determinativo susseguente D54 (gambe in movimento) denota  il concetto di esortazione (dato come accennato dalla part. enclitica) a muoversi (rivolto alle divinità) per cui la traduzione dovrebbe essere “vi prego venite” o più semplicemente “venite” (cfr. Allen  § 16.7.6);  m šms.j, m è preposizione che in tal caso assume il significato di  “assieme con” (cfr. Faulkner pag. 99), šms  verbo con  significato di “seguire – accompagnare”, j è pronome suffisso 1° pers. maschile (il segno M17 in tal caso, come sovente accade, non è espresso), infine il determinativo A1 indicante il soggetto agente 1° pers., io / me. Per quanto indicato la traduzione potrebbe essere: seguite o seguendo assieme con me id est “venite, seguendo me!”.  jmj n.j . Il segno D42 (più comune il D38) è determinativo stante ad indicare il concedere con la mano (dare). Il segno G17 assume la funzione di complemento fonetico. Da notare che Aa15 è segno bilittero con suono mj pertanto non va assolutamente confuso con G17 che assume, come detto, la semplice veste di compl. fon., n ha qui valore di dativo “a”  mentre j è 1° pers. sing. masch. =  io – me, nel presente caso evidenziata semplicemente dal det. A1. Per quanto detto il senso è “date a me” i.e. “datemi”.  j3 indicato talvolta anche  con il pulcino di quaglia  j3wj. Il determinativo A30 evidenzia il senso di esaltazione o meglio di elogio, nel presente caso il significato più corretto è “date a me un elogio” i.e. “elogiatemi”.

Fonte:  The Egyptian Coffin Texts di A. de Buck (128i-129b SIC

     esercitazione n.4

(sulla forma negativa dell’imperativo)

m q3 xrw.k sxtj

– “non alzare la tua voce, contadino!” in sostanza non lasciare la tua voce prendere (toni) alti, o contadino!.

 

G17-N29-G1-A28-P8-Z7-A2-V31-M20-X1&Z4-A1

La frase inizia con il segno G17 indicante in tal caso negazione (cfr. le varie forme di imperativo), N29 e G1 indicano il verbo q3j = diventare alto – alzare (trattandosi di forma 3ae infirmae perde la semivocale M17 j, carenza peculiare di queste classi verbali), per cui resta solo q3;  A28 è determinativo riferito a chi alza la voce cioè il contadino; xrw (P8-Z7-A2)  sta per “voce” e V31 è pronome possessivo (che in tal caso assume la veste di pronome personale suffisso collegato al possessore cioè il contadino – cfr. S. Donadoni grammatica pag. 34); infine sxtj  (M20-X1&Z4-A1) indica il nome “contadino” che è genere femminile la cui radice è sxt = campagna).[1]

fonte: The Story of the Eloquent Peasant, by Vogelsang & Gardiner (Hieratische papyrus aus den Königlichen Museen zu Berlin BI Berlin 3023)

         esercitazione n. 5

(sull’imperativo)

 

šm swt, x3 n.j n3 n jtj ntj m p3 mXr

“vai ma, misura per me l’orzo che è nel magazzino.”

N40-G17-D54-M23-G43&X1-M12-G1-D36&N35-A1&N35-G1-N35-U10-N35&Z4&X1-G17-G40-G1-G17&D36-T28&D21-O1

La frase è tratta da un papiro in scrittura jeratica  pertanto  il testo risulta sinistrorso. Per renderlo più agevole alla lettura ed allo studio è stato qui riportato  in forma destrorsa.

Commento: N40 risulta la combinazione di due segni  N37&D54 = šmj od anche semplicemente šm verbo 3ae infirmae con significato di “andare”, in tal caso ha funzione di imperativo, di comando: “vai”; G17 è complemento fonetico di N40 e D54 figura determinativo della parola; M23 il segno del giunco swt (segno bilittero con X1 gen. femminile) è particella enclitica che sta ad indicare un contrasto nel contesto di una frase, equivale al nostro “ma” (cfr. Gardiner § 254); M12 è segno bilittero (verbo 3 inf.) con significato di “misurare”/”esaminare”, ove G1 è complemento fonetico e D36 assume valore di determinativo [2]; N35 è preposizione con significato di “per”; A1 indica la prima persona singolare maschile = me / io; n3 n (N35-G1-N35) è pronome dimostrativo “questo – quello”, ma in tal caso assume un valore equivalente quasi ad un articolo determinativo (cfr. Allen § 5.9 e 5.10) corrispondente a “il”; jtj U10 significa “orzo” od anche “granaglie”; nty (N35&Z4&X1) ha valore di aggettivo relativo con significato di “il quale, che ecc.”, la copula “è” è sottintesa; m (G17) preposizione “nel”/”in” ecc. va legato con G40 e G1 (pronome dimostrativo  = questo”, “quella” ecc.)  p3. Anche in tal caso  questo pronome assume la veste di pseudo articolo con significato di “il”/”lo” ecc. per cui il senso della frase  in ultima ratio è “nel”; infine mXr (G17&D36-T28&D21-O1) ha significato di magazzino, rilevare il det. di O1 e Xr con specifico significato in tal caso  di “luogo di conservazione“. Per il segno D36 vedere  quanto detto nella nota precedente.

Fonte: The Story of the Eloquent Peasant, by Vogelsang & Gardiner (Hieratische papyrus aus den Königlichen Museen zu Berlin R I 3-4 Berlin 3023.

           esercitazione n. 6

     3 pw nTrw nbw

    jmn ra  ptH nn 2nw.sn

  jmn rn.f m jmn

 ntf ra m Hr Dt.f ptH

commento:

I rigo – il primo segno (Z2) indica il numero 3; pw  = questi (pron. dimostrativo che va interpretato in tal caso al plurale – ved. Budge 42b): nTrw = “dei”  pl. masch.; nbw = aggettivo primario da nb dal significato “tutti”. Una ipotesi di traduzione è: Tutti questi dei (sono) tre. Il pronome dimostrativo “questi” si riferisce al pantheon di tutte le divinità, nel senso cioè che tutti gli dei si riducono a soli tre, pertanto il tutto può essere tradotto togliendo “questi” e mettendo “gli”. Il senso definitivo è pertanto: Tutti gli dei sono tre.

II rigo: Amun, Ra e Ptah (nell’ordine Imn – Ra – PtH); nn senso di negazione, privazione pertanto “senza”; 2nw (numero ordinale snnw) = secondo (i numeri ordinali fungono da aggettivo, al contrario dei cardinali che sono dei sostantivi), vi è aggiunta la 3° persona plurale maschile (pronome suffisso) con significato di “essi” od anche “loro”. Riassumendo il senso del  secondo rigo: Amun, Ra e Ptah, senza loro secondi cioè “senza l’aggiunta di alcuno/i.e. senza altri dei”.

III rigo:  imn verbo trilittero che significa “nascondere”, in tal caso come sovente avviene nelle forme infinitivali assume la veste di aggettivo “nascosto” con la copula sottintesa (è) quindi “è nascosto”; A4 assume la veste di determinativo indicante il concetto di nascosto; Y1 anch’esso assume la veste di determinativo che qui può assumere il concetto di “custodire” (det. sovente usato come scrittura, libro o qualcosa del genere, i.e. custodire, conservare). D21&N35 indicano il “nome”, cioè l’identità di una persona o di una divinità, nome collegato al pronome personale suffisso I9 (vipera cornuta) (si noti il concetto di sacralità nel segno G7), per quanto detto il senso della frase è: la identità di egli cioè la sua identità (è) nascosta in (G17 = preposizione) jmn = Amun. Si noti il significato diverso in tal caso rispetto alla prima parola che significa nascondere (nascosto/a). In questo caso vi è infatti il det. G7 a significarne la sacralità.

IV rigo: ntf  è pronome personale indipendente 3° persona = egli (è)  Ra (ra), m prep. che sta per in – nello e simili, Hr = aspetto (D2), quindi: egli è Ra nell’aspetto; Dt.f sta per “corpo” con attaccato il pronome suffisso f  3° pers. che in tal caso suona come: il suo corpo (cioè lett. il corpo di egli) (è = copula sottintesa) ptH cioè Ptah. Il rigo può pertanto tradursi come segue: la sua faccia è Ra, il suo corpo è Ptah.

Ricapitolando  il tutto in linea di massima può essere così tradotto:

Tutti gli dei sono tre:

Amun, Ra e Ptah, senza alcun secondo (cioè senza alcuna divinità in loro vece),

La sua identità è nascosta in Amun,

 la sua faccia - (aspetto tangibile) risiede in Ra, il suo corpo è in Ptah.

I quattro versi sono tratti dal papiro di Leiden  “Inno ad Amun” nella trascrizione in caratteri geroglifici. Il testo originale è in jeratico e risale  al 1238 a.C. (fonte: J.P. Allen: Middle Egyptian , pag. 183).

I quattro versi  sono di estrema importanza perché testimoniano  il concetto di un unico dio (si notino  nel terzo e quarto rigo i pronomi al singolare) che al tempo stesso è trino in Amun (il mondo extrasensibile), Ra (il mondo sensibile) e Ptah colui che ab origine plasmò il mondo. Pertanto un concetto  di “uno e trino” molto vicino  nella sua concezione alla trilogia cristiana (padre, figlio e spirito santo).

        Esercitazione n. 7

   

M40-G43&X1-A1-Z2-V13&N35&Z2-M18-M17-X1&D54-V26&D46-X1&Y1-D35&N35-N35&O4-G43-G37&N35-A12-A1-Z2-N35&Z2

jz-w:t-A1-T:n:Z2-j-j-t :jw-aD :D-t :Y1-n :n-n :h-w-G37:n-A12-A1-Z2-n:Z2

jzwt.Tn jj.t(j) ad.t(j), nn nhw n mSa.n

* il segno T in Tn va interpretato come “noi” e non “voi” (come correttamente  dovrebbe essere). Ciò dipende da talune modifiche o meglio abitudini che talvolta rendevano i segni alterati nella impostazione. 

Il nostro equipaggio è tornato intatto, senza la perdita di alcun elemento.

Fonte: J.P.Allen, pag. 221 (Sh.S. 7-8 The Story of the shipwrecked Sailor, Papyrum Leningrad 1115).

           Esercitazione n.8 

sul congiuntivo

  jn xnd.k Hr Hbsw.j

Quando il congiuntivo è introdotto dalla particella proclitica jn, come nel caso in esame, la stessa ha significato di introduzione di una frase con interrogazione  dal senso di “così, …?” (cfr. part. procl.).  xnd.k è il congiuntivo con attaccato il pronome suffisso 2a pers. sing. masch. k  (trattasi di verbo app. alla classe forte 3-lit dal significato di calpestare, pestare) quindi il senso, essendo la forma congiuntiva/condizionale sarebbe : tu vorresti / intendi calpestare. xr  è preposizione stante ad indicare sopra, su; xbsw.j è un sostantivo (= vestiti) al plurale (ciò è indicato dal segno Z2 indicante il numero plurale), infine il suffisso j nel nostro caso risulta attaccato ad un sostantivo ed in tal caso, com’è noto, assume la veste di pronome possessivo 1° pers. sing. maschile = mio, in tal caso con significato di i vestiti a me appartenenti. Riepilogando il senso della frase è: orbene / così, tu intendi (vorresti) calpestare i vestiti a me apprtenenti (i miei vestiti)?

Fonte: J.P. Allen, es. 19-3 pag. 261.

        Esercitazione n. 9

Sul perfettivo ed imperfettivo

Jw wn nDs, Ddj rn.f, Hms.f m Dd-SNFRW

C’era un comune mortale chiamato Djedi che viveva a Snefru-ENDURES.

Commento:  jw è particella introduttiva avente il senso di “udite, udite!”, wn è il perfettivo del verbo geminato wnn che in tale forma perde la geminazione e che sta per: “visse”; nDs è nome con significato di “piccolo uomo/uomo qualunque/comune mortale”; Ddj =  Djedi il nome di questa persona; rn.f che sta a significare “il suo nome” (rn = nome / identità, e f è pronome suffisso  possessivo);  Hms.f verbo 3lit.con significato di “vivere / dimorare”, essendo forma perfettiva  vi interpretato come “visse”; m    è preposizione con significato di “a / entro / nel ecc.” e quindi “nella”; Dd-SNFRW  indica il nome della città Snefru-ENDURES (una località del Delta – Basso Egitto). Sintassi della frase: jw è particella che introduce la proposizione e va sempre anteposta al resto delle parole; wn (verbo) precede il nome  nDs, rn.f segue il nome Djedi ed infine Hms.f (verbo) è collegato al nome della città dalla particella m.

        Esercitazione n. 10

Su stativo e imperfettivo

jw.j rx.kw Dw pf nb3Xw nt(j) pt tn rhn.s Hr.f 

io conosco questa  montagna di Bakhu su cui vi è questo cielo

letteralmente:… su cui questo cielo si appoggia.

Commento: jw è la particella proclitica introduttiva; j è il pron. suff. 1° pers. sing. ; rx (verbo 2-lit. = conoscere) con il pron. suffisso (comunemente chiamato dagli egittologi ending of stative) kw quindi “io so – conosco” verbo nella forma  stativa che sta ad indicare appunto in questo caso uno stato di conoscenza; Dw = montagna; pf è pronome dimostrativo che è collegato a Dw e sta per questa; n è genitivo indiretto e sta per di; b3Xw = il nome della montagna Bakhu; nt(j) è pronome relativo (la j in tal caso si sottintende) e sta per la quale (cioè la montagna); pt = cielo e tn è il pronome relativo che allude al cielo in sostanza  questo cielo; rhn(j) è verbo 4-inf. che significa “sorgere – collocare” in tal caso ha valore di aoristo (o per dirla secondo l’Allen imperfettivo); s è pronome suffisso 3° pers. sing. femminile ed è collegato al verbo “poggiare”; Hr.f avrebbe quì significato di: il cielo è sul poggiare.

     Esercitazione n.11

Sulle forme participiali

jn jw wn xprt m Xnw

fonte:  The Story of Sinuhe di A.H. Gardiner Leipzig 1909 (originale in scrittura jeratica  dal Papiro di Berlino P 3022 /35-36).

analisi logica e grammaticale: jn è particella proclitica che nel medio-egiziano assume svariate funzioni. Nel caso in esame è particella introduttiva che unita all’altra particella proclitica jw  serve da introduzione al perfettivo  wn  (= essere / esistere) in frasi interrogative inerenti fatti/circostanze/avvenimenti già avvenuti. E’ appena il caso di accennare che il verbo bilittero geminato wnn perde l’ultima lettera nella forma perfettiva. Xprt è participio perfettivo attivo  con significato di accadere / avvenire / divenire (dal verbo xpr trilittero). m è particella direttamente collegata a Xnw  (m-Xnw) con significato di “dentro”. Nel merito però, tenendo presente il det. prt con significato di “casa” il “dentro” significa “in casa”.

Valore semantico – Il senso di questa frase può così sintetizzarsi: “cosa è successo a casa?”. Lett.: “c’è qualcosa che è successo a casa?”.

    Esercitazione n.12 (stativo)

 m Dd grg,  jw.k wr.t(j) da Pleas. B1, 190

M17-I10:D46-W12:D21- U17 – A2 – M17 – Z7:W31 – G36:D21 – X1

m se precede  un participio assume valore di negazione “non” (cfr. Faulkner pag. 100);

Dd verbo 2dae-lit = parlare – dire; grg sostantivo maschile = bugia – menzogna;

jw.k jw particella molto diffusa che sovente si unisce, come nel presente caso, ad un pronome suffisso k (2° pers. sing. masch.), assumendo il significato di “a seguito di ciò” – “allora” e simili;

wr verbo 2dae-gem (radice wrr) con valore specifico di aggettivo „grande – importante”, od anche “divenire grande” ecc. Il verbo nel nostro caso è legato alla particella tj od anche semplicemente t stante ad indicare la II pers. della forma stativa. Poiché lo stativo esprime la forma verbale di un’azione nel suo stato dell’essere (atemporale) susseguente ad altra azione che è già avvenuta – che sta avvenendo – o che avverrà, nel nostro caso trattasi di azione che si estrinsecherà nel futuro in quanto è legata alla forma imperativa (esortativa) che ancora deve manifestarsi. La traduzione più corretta può così sintetizzarsi: non dire menzogne (i.e. non mentire), a seguito di ciò sarai grande (nell’animo). Il “sarai grande” è uno stato dell’essere grande che avverrà nel futuro a seguito dell’azione del non mentire (che ancora deve avvenire).

     Esercitazione n. 13 (participio)

 

G17 D36&V31A D4 D21&V31A D21 D4&X1 V28 N35&D36 A1

Da The Story of  the Eloquent Peasant  B2, 123-24

m.k r r.k r rt  hna.    (trasl. di Allen cfr. pag. 490 es. 23/16)   

lett.: guarda, (se) hai agito/operato verso di me, (ciò significa) agire con me .

m.k = particella proclitica con significato (2 pers. sing.) di “guarda” – “tieni presente”

r = verbo 3ae-inf con significato di “fare” “agire” e simili. In tal caso assume valore di participio perfettivo attivo (agito) . L’Allen ritiene che l’espressione r r  assuma significato di “agisci contro qualcuno” = look, the one who acted against you i sto deal with me (guarda, uno che ha agito contro di te significa che è d’accordo con me), contra Faulkner “agisci in unione con…” pag. 27 (collegando l’espressione a hna. = con me).

r.t() trattasi della forma infinitiva che, nei verbi deboli, risulta caratterizzata dalla radice con l’aggiunta di t  = essere d’accordo.

L’esercitazione di che trattasi, così come formulata dall’Allen, risulta però abbastanza controversa nella traduzione. Per il Colburn la traslitterazione è:

mk jrr.k r jr.t Hna.j , sostanzialmente analoga la traslitterazione del Vygus mk jrr.k r irt Hna.j.

Sia il Vygus che il Colburn parlano di participio imperfettivo attivo, basandosi sul reduplicazione di r (jrr) pertanto la traduzione avrebbe il seguente senso: guarda (alias: tieni presente)  sarai d’accordo se tratti con me. Il senso come si può osservare risulta completamente diverso.

      Esercitazione n. 14 (participio)

M17 G43 G25 N5&Y1 N35 D4&D21 G43 N35&I9 S29 X1

jw 3X.n jrrw n.f st

da: Hornung, Amduat III, 15 

trad. di J.P. Allen  (cfr. es. 23-17 pag.  490) „it is effective for him for whom it is done“

commento: jw è particella proclitica introdutttiva non traducibile con significato di “quanto è scritto è verità” – 3X.n  l’Allen traduce “effective”  - trattasi di  verbo 2-lit che il Faulkner (cfr. pag. 4) traduce in unione a n (cioè 3X.n) “it will be well it…”sarà un bene” o con significato similare; jrrw  è participio passivo imperfettivo del verbo debole jr(j) = fare – n.f  = per lui (III p.sing. masch.), n è particella – st  è forma arcaica di pronome personale dipendente usata soprattutto come il neutro inglese it (cfr. Gardiner § 43 e § 46). Riassumendo il senso, a mio avviso in italiano, potrebbe essere: “è (od anche sarà) bene per lui ciò che è fatto” in sostanza “quanto è stato fatto va molto bene per lui”.

      Esercitazione n. 15 (participio)

fonte: Leyden V 88, 10-11

M18 V31 G17 R4&Q3&X1 D21 M26 D4&N35 D4 G1 D58 X1&D54 G43 M17 D21

j.k(w) m htp r šmaw jr.n(j)  h3bt wj r.s (cfr. Allen pag. 490 es. 23-18)

commento: j.k(w) è forma stativa che nel presente caso  assume azione temporale (forma arcaica di passato) e non stato di fatto (cfr. il concetto dello stativo nel medio Regno). Nel caso in esame j è il verbo irregolare o extra debole jj, mentre k(w) è prima pers. sing. (suffisso dello stativo) ove sovente la w viene de facto omessa come nel nostro caso. Il significato per quanto detto è io tornai; m htp = in pace ove m e particella stante proprio ad indicare  “in”-“sul” e simili, htp è aggettivo / verbo 3-lit con significato di  “calmo”, “contento”, in tal caso con la particella m assume valore di “in pace”. r è particella  avente valore di dativo “a”/”verso” e simili, šmaw indica la Valle del Nilo pertanto il concetto è “alla Valle del Nilo”; jr.n(j) è forma perfetta del verbo jrj 3-inf caratterizzata proprio dalla particella “n” con j sottinteso indicante la Ia pers. singolare quindi “avendo fatto” od anche “dopo che avevo fatto…/ aver fatto e sim.” In sostanza necessita in tal caso evidenziare un’azione compiuta; h3bt wj è forma participiale perfettiva passiva caratterizzata dal verbo h3b 3-lit “inviare” e sim.e wj è   pron. dip. (Ia pers. sing.), quindi  “(ero stato) inviato”. Sembrerebbe nebuloso il motivo della t finale nel verbo h3b che nel caso del participio  perfettivo passivo non dovrebbe possedere desinenze particolari e la t indicherebbe di conseguenza il genere femminile “inviata”. In realtà a ben vedere h3bt è collegato con. r.s ove r è la solita particella dativa con significato di “a” e s è III pers. sing. femm. (pronome suffisso) quindi il significato è “a lei”. Poiché si riferisce al femminile questo il motivo del participio evidenziante un verbo al femminile. Il senso globale della frase dovrebbe essere: io tornai in pace alla Valle del Nilo dopo aver fatto ciò per cui ero stato inviato a lei. 

Le Grand hymne à Aton







Traslitterazione tecnica:

h’ i.k nfr m 3ht nt pt p3 -  itn ‘nh s3’ ‘nh iw.k - wbn.ti m 3ht i3bty – mh.n.k t3 nb m nfrw.k – iw.k ‘n.ti th.t k3i.tì hr-tp t3 nb – stwt.k ‘ink.sn t3w r r-‘ ir.t(‘i).n.k. nb – ‘iw.k m r’ ‘in.n.k r-‘wy.sn – w’f.k sn (n) s3.k mri.w.k – w3.ti stwt.k hr t3 – tw.k m hr.sn bw nw ‘smt.k – htp.k m 3ht ‘imnty – t3 m kkw m (i) shr n mt – sdrw m ‘sspt tpw hbs – n ptr.n ‘irt sn-nwt – si t3w ht.sn nb ‘iw hr tpw.sn – n ‘m.sn – m3 ‘iw nb prì m rwyt.f – ddfwt nb psh.sn – kkw h3w t3 m sgr p3 – ‘irr.sn htp m 3ht.f – hd t3 wbn.ti m 3ht – psd.t m ‘itn m hrw – ‘ini.k kkw di.k sttwt.k – t3wy m hb – rs ‘h’ hr rdwy.tsy – rs.n.k sn – w’b h’w.sn sspw wnhw – ‘wy.sn m dw3t n h’w.k – t3 r.dr.f ‘irr.sn k3t.sn – ‘i3wt nb htp hr smw.sn – snw smw hr 3h3h – 3pdw p3w m s’ssn – ka (dnhw.sn m dw3wt n k3.k – ‘wt nb hr tbhn hr rdwy – p3y hnn’it nb – ‘nh.sn wbn.n.k (n).sn – ‘h’w m hdi hnty m m’itt – w3t nb wn n h’ ‘i.k – rmw hr ‘itrw hr tft n hr.k – stwt.k m-hnw W3d-wr – shpr m3 yw m hmwt – ‘ir mw m rmt – s’ nh s3 m ht n mwt.f – sgrh sw m tmt rmwt.f – mn’t m ht – rd’i t3w r s’nh ‘irt.f nb – h3’i.f m ht r tpr hrw msw.f – wp’i.k r.f hr kd ‘ir.k hrt.f – ‘iw t3 m swht mdw m ‘inr – rd’i.k n.f t3w m-hw.s r s’nh.f – ‘ir.n.k n.f dmddyt.f r sd.s m swht – pr’i.f m swht r mdt r dmdyt.f – ‘sm.f hr rdwy.f pr’i.f ‘im.s – ‘s3.wy s’iry.k – ‘iw ‘st3 m hr p3 – ntr w’ nn ky hry-tp.f – km3.k t3 n ‘ib.k – ‘iw.k w’ – tmw mnmnt ‘wt nb – nty nb hr t3 ‘smw hr rdwy – nty m ‘hi hr p3 m dnhw.sn – h3swt H3rw K’s – t3 n Kmt – rd’i.k s nb r st.f ‘ir.k hrt.sn – w’ nb hry r wnmw.f hsb ‘h’w.f – nsw wpw m mdwt – kd.sn m mitt ‘inmw.snstnyw – stny.k h3styw – ‘ir.k H’py m dw3t -  ‘ini.k sw mr’i.k r s’’nh rhyt – m’i ‘ir.k sn n.k – nb.sn r-3w wrd ‘im.sn p3 – nb n t3 nb wbn n.sn p3 – ‘itn n hrw ‘3 ‘sfyt – h3swt nb w3t ‘ir.k ‘nh.sn – rd’i.n.k H’py m pt h3y.f n.sn – ‘ir.f hnw hr dww m’i W3d-wr – r thh 3hwt.sn m dm’iw.sn – smnh.wy sy shrw.k p3 nb nhh – H’py m pt sw k n h h3styw – n ‘wt dw nb smw hr rdwy – H ‘py ‘i’i.f m dw3t n T3-mr’i – stwt.k hr mn’ 3ht nb – wbn.k ‘nh.sn rd.sn n.k – ‘ir.k trw r shpr ‘iry.k nb – Prt r  skbh sn hh dp st tw – ‘ir.n.k pt w3t.t’i r wbn im.s – r m33 ‘iry.k nb – ‘iw.k w’.t’i – wbn.t’i m hprw.k m ‘itn ‘nh – h’i.ti psd.t’i – w3.t’i hn.t’i – ‘ir.k hh n hprw ‘im.k – w’.t’i – n’iwwt dm’iw 3hywt m-‘ tnw w3t ‘itrw r mw – gmh tw ‘irt nb r ‘k3 sn – iw.k m ‘itn n hrw hr-tp t3 – ‘sm.nk n wnn ‘irt nb km3.k hr st – r tm. K m33 h’w…w’ – ‘irt.nk –‘iw.k m ‘ib.i – nn wn ky rh tw – wpw-hr s3.k Nfr-Hprw-R’ W’-n-R’ – d’i.k ss3.f m shrw.k m phty.k – hpr t3 hr ‘.k m’i ‘ir.k sn – wbn.n.k ‘nh.sn – htp.k mt.sn – ntk ‘h’w r h’w.k – ‘nh.tw ‘im.k – wnn ‘irty hr nfrw r htp.k – w3h.tw k3t nb htp.k hr ‘imnty – wbn srd…n nswt – wn’i m rd nb – dr snt.k t3 – wts.k sn n s3.k pr’i m h’w.k – nsw-b’it ‘nh m m3’t nb t3wy Nfr-Hprw-R’ W’-n-Rà – ‘nh m m3’t nb hww 3h-n-Itn – ‘3 m ‘h’w.f – hmt-nsw wrt r mr’i.t.f nbt t3wy Nfr-Nfrw-‘Itn Nfrty’i.t’i –

Il Grande Inno ad Aton.

Bella è la tua luce sulle frange del cielo, tua, Aton di vita, primo dei viventi! Quando a oriente ti levi, riempi ogni Paese
con la tua bellezza. Perché sei bello,  grande
, scintillante e alto sulla terra: i tuoi raggi abbracciano i paesi, tutto quello che tu hai fatto: Tu sei Re e li hai fatti tutti prigionieri, li tieni incatenati col tuo amore. Sei lontano ma i tuoi raggi sono sulla terra, sei là in alto ma le tue orme sono nel giorno! 

Notte

Quando a occidente tramonti, il mondo giace nel buio come se fosse morto: Dormono nelle loro camere con le teste velate e i tamponi nel naso. L’uno non vede l’altro. Vengono derubati di tutto quello che hanno sotto la testa e non se ne accorgono. I leoni escono dalle tane, i serpenti mordono, il buio domina il silenzio, perché colui che li ha creati è andato a riposare a occidente.

Il giorno e l’uomo

Chiara è la terra quando a oriente sorgi, quando tu Aton il dì illumini. Il buio si dilegua quando invii i tuoi raggi, le due terre esultano, si alzano e camminano perché tu le hai svegliate. Si lavano, si vestono, lavano le braccia in preghiera quando tu appari. Gli uomini si mettono al lavoro.

Il giorno e gli animali e le piante

Tutte le bestie sono contente del pascolo, gli alberi e le piante tutti fioriscono, gli uccelli svolazzano sugli acquitrini e ti pregano alzando le ali. Tutti gli animali che volano vivono perché tu sorgi.

Il giorno e l’acqua

Le navi vanno a monte e scendono a valle e non trovano ostacoli perché tu risplendi. Davanti a te guizzano i pesci nella corrente e i raggi tuoi illuminano il mare.

La creazione dell’uomo

Tu  fai il bambino nella donna e crei il seme del maschio e dài la vita al figlio nel corpo della madre e poi gli fai da culla quando piange, bàlia nel grembo. Tuo il respiro per animare tutto ciò che fa! E quando esce dal corpo...il giorno della nascita gli apri la bocca per parlare e gli soddisfi ogni suo bisogno.

La creazione degli animali

Il pulcino già pigola nel guscio e tu lo fai respirare per dargli la vita. Quando lo hai compiuto e lui può rompere il guscio, esce dall’uovo e pigola a più non posso, corre quà e là appena nato.

Tutta la creazione

Molteplici le tue opere e sono a noi nascoste; o tu, unico dio, più di tutti potente, tu che hai creato la terra così come hai voluto quando c’eri tu solo: uomini, animali grossi e piccoli, tutto ciò che è sulla terra e che cammina coi propri piedi, tutto ciò ch’è in alto che vola con le ali. Le terre di Siria e di Nubia e la terra d’Egitto; a ciascuno hai dato un posto preciso e dài a tutti secondo il loro bisogno. A ciascuno il suo; tutti hanno i giorni contati. Parlano diverse lingue non uguali sono anche la loro forma e il loro colore. Ecco, tu gli uomini li crei differenti.

L’irrigazione della terra

Nel regno dei morti hai creato il Nilo e l’hai fatto scaturire come t’è piaciuto per mantenerci in vita così come ci hai fatti, o signore di tutti! Tu, sole quotidiano, paura d’ogni lontano paese, che degli uomini crei anche la vita. Hai messo un Nilo in cielo perché scendesse sui monti e sui mari ad abbeverare i campi. Meravigliosi i tuoi progetti, o signore dell’eterno! Il Nilo è in cielo per i paesi stranieri e per la selvaggina del deserto che cammina con i propri piedi; ma il (vero) Nilo scaturisce dall’oltretomba per l’Egiytto. Nutrono i tuoi raggi ogni giardino; tu sorgi ed essi vivono e crescono per te.

Le stagioni

Hai fatto le stagioni per creare tutte le tue opere. L’inverno per dar loro il freddo (e l’estate) per riscaldarle. Hai fatto il lontano cielo quando tu solo c’eri per potervi salire e vedere tutto, diffondendo i tuoi raggi, Aton vivente, tramontando, risplendendo, allontanandoti e tornando a comparire.

Bellezza e luce

Hai dato vita a milioni di persone. Nelle città, nei villaggi, sulla strada di campagna o in riva al fiume tutti gli occhi ti vedono quando di giorno sei il sole sulla terra.

Aton e il re

Sei nel mio cuore nessuno ti conosce, tranne tuo figlio Akhenaton. Lo hai iniziato ai tuoi progetti e alla tua energia. Il mondo è nelle tue mani così come l’hai fatto. Dopo che sei spuntato gli uomini vivono, quando tramonti muoiono, perché sei tu la vita, tu che ci fai vivere. Tutti gli occhi guardano la tua bellezza, fino a quando tramonti. Ogni lavoro cessa quando ad ovest scompari; riprende quando risorgi e fai crescere gli uomini per il re. Da quando hai creato la terra l’hai edificata, l’hai edificata per il figlio tuo che da te è scaturito, il re, che vive di verità. Nefer-kheperu-Ra, Ua-en-Ra, il figlio di Ra che di verità vive, Akhenaton, il signore delle corone che ha lunga vita, (e per) la grande consoerte reale da lui amata, signora delle Due Terre, Nefer-neferu-Aton. Ella vive e fiorisce per sempre in eterno

Traduzione attinta dal libro “Nefertiti” di Philipp Vandenberg (ed. italiana) in base alla interpretazione resa dall’egittologo americano James Henry Breasted.

Il testo in geroglifico e la relativa traslitterazione sono attinti dall’opera di N. de G. Davies, The Rock Tombs of El Amarna, in “Archeaological Survey of Egypt, 6 vols. – (Egypt Exploration Fund), 1903 -8.London – VI pp. 18-19, pl. XXVII, XLI. Tomb of Eye).

[1] Da notare che il dual strokes Z4 corrisponde in tal caso al segno M17 j e non al doppio giunco.  Condividendo in tal caso l’orientamento dell’Allen e Loprieno, è questo uno dei casi in cui il segno Z4 non assurge a valore di coppia, id est duale.

[2] Il segno  D36 è usato prevalentemente nella scrittura jeratica al posto dei segni D37-38 ecc. che si rilevano nei geroglifici. Correttamente il verbo “misurare” dovrebbe essere nella scrittura geroglifica x3j corrispondente ai segni  M12-G1 e D40  anziché D36 (cfr. Faulkner  pag. 183).

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